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Prong – Recensione: Zero Days

Da quando sono tornati sulla scena, i Prong si sono lasciati prendere da un’improvvisa quanto fulminante potenza creativa che li ha portati a realizzare ben quattro album in studio in soli cinque anni. Partendo da “Carved in Stone” del 2012 e passando, poi, attraverso “Ruining Lives” (2014) e “X-No Absolutes” (2016), i nostri ci regalano oggi una nuova release, “Zero Days”, a testimonianza di un’urgenza comunicativa e artistica notevole.

Battere il ferro finché caldo, sembra essere questo l’imperativo di Tommy Victor, ormai consapevole della propria maturità e della capacità di padroneggiare una macchina da guerra che risponde al nome di Prong. Ma quantità non è necessariamente sinonimo di qualità, soprattutto nel caso di band che hanno sempre fatto dell’eterogeneità e della creatività il proprio manifesto di intenti.

Fughiamo subito tutti i dubbi prima di addentrarci in un’analisi più dettagliata di “Zero Days”: se avete apprezzato le recenti prove sulla lunga distanza dei Prong, questo nuovo album non mancherà di strapparvi sorrisi compiaciuti e spingervi in un headbanging furioso – “Forced into Tollerance” farà piangere dal dolore molte cervicali – grazie a una varietà di soluzioni espressive dal grande impatto. Sulla lunga distanza, però, manca un’omogeneità nel risultato globale dei singoli brani: non tutti, infatti, riescono a mantenere vivo l’interesse dell’ascoltatore.

Dopo un opener decisamente groovy come “However It May End”, la title track conquista con il suo rifframa aggressivo e sincopato, in un’alternanza di colori ed emozioni che non cessa nemmeno nella successiva “Off the Grid”, brano dall’attitudine grezza, hardcore e diretta. Altro mid-tempo spaccaossa – “Divide and Conquer” – prima della già citata “Forced into Tollerance”, uno degli highlights di questo “Zero Days”.

Una prima parte davvero devastante – alla lunga di rivela la migliore del disco – seguita da una sezione centrale in cui il sonwriting della band abbraccia soluzioni più immediate e dal piglio più commerciale. “Interbeing”, “Blood Out of Stone” e “The Whispers” sono brani che, seppur caratterizzati da un approccio aggressivo, perdono quell’aura magica tipica dei Prong per risultare composizioni banali e prive di mordente.

La chiusura di “Zero Days” non differisce molto da quanto fin qui ascoltato: “Self Righteous Indignation” è un mid-tempo dalle atmosfere cupe giocato su un riff stupendo, mentre “Rulers Of The Collective” mostra nuovamente quella vena leggera e immediata che fa crollare la tensione del disco. Il Metal stradaiolo di “Compulsive Future Projection” precede la conclusiva “Wasting of the Dawn”, brano articolato che offre diversi piani di lettura e fruizione grazie a un attento lavoro in fase di scrittura.

Discontinuo. Un bel disco ma discontinuo, ecco come appare “Zero Days”, fotografia di una band che alterna canzoni di ottima fattura a riempitivi che inevitabilmente inficiano il risultato finale.

PRONG-Zero-Days-Cover-Album-2017

Voto recensore
7
Etichetta: Steamhammer/SPV

Anno: 2017

Tracklist: 01. However It May End 02. Zero Days 03. Off The Grid 04. Divide And Conquer 05. Forced Into Tolerance 06. Interbeing 07. Blood Out Of Stone 08. Operation Of The Moral Law 09. The Whispers 10. Self Righteous Indignation 11. Rulers Of The Collective 12. Compulsive Future Projection 13. Wasting of the Dawn
Sito Web: http://prongmusic.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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