Pripjat – Recensione: Chain Reaction

Pryp”jat’ è una città fantasma dell’Ucraina del nord, abbandonata dopo l’esplosione del reattore nucleare di Černobyl nel 1986. I Pripjat vengono invece dalla Germania ma, probabilmente influenzati dalle origine ucraine di due dei quattro componenti, hanno posto il disastro nucleare di Černobyl come punto cardine della musica, dei testi e dell’iconografia della band.

L’olocausto nucleare del resto rimane da sempre il concept più utilizzato nel thrash metal in generale, e i Pripjat non fanno eccezione.

La band ha quasi dieci anni di vita, e dopo il disco d’esordio “Sons of Tschernobyl” del 2014 torna quattro anni più tardi per la seconda ondata radioattiva. “Chain Reaction” riparte esattamente da dove la band si era precedentemente interrotta: ritmi concitati e incalzanti, interrotti qua e là da sezioni più lente che concedono solo brevemente una distensione prima della fulminea ripartenza.

Le sonorità sono decisamente old school e rientrano in pieno nei canoni della vecchia tradizione thrash teutonica, dove velocità e violenza sono le parole d’ordine. Nonostante le nette influenze slayeriane, la band ricalca prevalentemente le orme dei conterranei Destruction e Kreator, sia nel riffing tagliente e ossessivo, sia nelle parti vocali di Kirill Gromada, che si stagliano a metà strada proprio tra lo stile di Schmier e quello di Petrozza. Nonostante le ovvie influenze, il quartetto di Colonia riesce a mantenere una propria identità, con brani semplici ma non noiosi, diretti ma non banali.

L’album si apre con “Just a Head” che con riff assassini e urla sguaiate irrompe come un’esplosione nei nostri timpani, rade tutto al suolo e si spegne in appena tre minuti; il disastro è appena cominciato, e dopo l’esplosione iniziale seguono una serie di effetti collaterali altrettanto devastanti. Brani come “Brick by Brick” o la title-track “Chain Reaction” continuano sulla falsariga del brano d’apertura, con ritmi ugualmente martellanti e serrati, articolati su una maggiore durata e perciò ancor più letali. “Survival of the Sickest” (dalla quale è stato anche tratto un videoclip), “Kiev Burns” e “Bowed, Yet Unbroken” oltre ai riff taglienti e irrequieti, mettono in mostra strutture più moderne e mature, specie nel drumming di Yanni Bremerich e nelle sezioni di chitarra, che si lanciano in riff più complessi conditi con abili armonizzazioni.

La violenza sonora dei Pripjat non conosce ostacoli e colpisce con la stessa potenza con la quale l’omonima città è stata devastata; ma come dimostrano “The Seed” e “Take The Law”, alla band non mancano certo le abilità tecniche per sterzare verso improvvisi cambi di tempo o eseguire assoli di chitarra melodici e curati, rimanendo abilmente nei limiti che il genere specifico consente. Siamo in chiusura e il ritmo rallenta notevolmente durante i quasi sette minuti di “Returnless”, il brano forse più maturo e complesso dell’intero album, che in un’atmosfera oscura e ansiogena mescola passaggi melodici e armonizzati con ritmi cadenzati che invitano a scapocciare fino al collasso, prima che un assolo gradevolmente espressivo chiuda il tutto in dissolvenza.

“Chain Reaction” non rappresenta certo una novità né per la carriera della band, né tantomeno per il thrash in generale, ma è un lavoro valido, pregno di passione e adrenalina, egregiamente prodotto e suonato che merita di essere acquistato, poiché saprà indubbiamente accontentare i fan più oltranzisti del genere.

Voto recensore
6,5
Etichetta: NoiseArt Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Just a Head 02. Take the Law 03. The Seed 04. Bowed, yet Unbroken 05. Kiev Burns! 06. 28.04. 07. Brick by Brick 08. Survival of the Sickest 09. Chain Reaction 10. Returnless

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