Primordial – Recensione: Exile Amongst The Ruins

Seguendo il sentiero tracciato dal precedente album “Where Greater Men Have Fallen”, i Primordial tornano in stato di grazia con il nuovo “Exile Amongst The Ruins”, un platter che punta tutto su quell’impatto emotivo di cui la band irlandese si conferma maestra. Sensazioni di grandeur epica, ma anche intime e crespuscolari, si rincorrono nelle otto tracce del disco, attraverso la combinazione di elementi folk, black e doom che i Primordial ripropongono con la classe a loro propria.

“Nail Their Tongues” è forse il pezzo che più guarda a una tradizione estrema da cui la band si è progressivamente allontanata, lasciando macinare alle chitarre di Ciàran MacUiliam e Micheàl O’Floinn riff veloci e compressi, sui quali si adagia lo screaming di Alan “Nemtheanga” Averill. Il brano accoglie una melodia portante fiera e il refrain, declamato con voce pulita ma gridata e potente, gode del supporto dei cori, che ne rafforzano l’intensità. “To Hell Or The Hangman” risveglia presto il fantasma dei Bathory, che sinistro aleggia su tutto il lavoro. Il giro di basso introduttivo, l’alternarsi tra chitarra elettrica e acustica e l’interpretazione vocale sentita, fanno della canzone una delle migliori del lotto, grazie anche a un ritornello particolarmente fiero e di grande presa.

L’ascolto di “Exile Amongst The Ruins” non va incontro a cedimenti. Quella vena  ruvida e sporca, che la band ha fatto propria negli anni, rafforza costantemente il flavour antico dei pezzi ed è esaltata dall’ottima produzione di Ola Ersfjord, che accantona il perfezionismo per entrare nel mood guerresco e malinconico che caratterizza l’album. Ogni brano rappresenta un tassello imprescindibile all’insieme, dove tutto è armonico e scorrevole, dai chiaroscuri acustici di “Where Lie The Gods” (chiusa magnificamente dagli strumenti a fiato) ai ritmi cadenzati e alle sovrapposizioni vocali di “Upon Our Spiritual Deathbed”.

Il primo singolo scelto, “Stolen Years”, è definibile come la ballad dei Primordial: un brano semplice, dalla melodia guida ricorsiva ma ficcante, declamato con voce teatrale da un Nemtheanga in grande spolvero. Già la successiva “Sunken Lungs” torna a rendere le atmosfere più ferali e lugubri, lasciando ampio spazio ai dialoghi delle chitarre e alla tecnica della sezione ritmica di Pòl MacAmlaigh (basso) e Simon O’Laoghaire (batteria). Gli oltre dieci minuti della suite “Last Call” risvegliano le atmosfere che furono care al Quorthon del periodo vichingo e congedano l’ascoltatore. I Primordial si confermano una band di assoluto valore nell’interpretare i canoni del metal epico con personalità e un approccio introspettivo.

Voto recensore
8
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Nail Their Tongues 02. To Hell Or The Hangman 03. Where Lie The Gods 04. Exile Amongst The Ruins 05. Upon Our Spiritual Deathbed 06. Stolen Years 07. Sunken Lungs 08. Last Call
Sito Web: https://www.primordialofficial.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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