Pretty Maids – Recensione: Maid In Japan – Future World Live 30th Anniversary

Dei Pretty Maids ho sempre apprezzato una certa flessibilità stilistica, ovvero la capacità di risultare convincenti e credibili sia nelle vesti di consumati metaller che in quelle di hard rocker cantori di storie e di amori più o meno tormentati. Un equilibrio certamente favorito sia dalle origini scandinave, dove prendersi troppo sul serio e mantenersi distaccati non è cosa, sia dalla sicurezza data da un seguito nutrito ed entusiasta che fin dal 1981 ne ha accompagnato la carriera. “Maid In Japan – Future World Live 30th Anniversary” regala ai fan la possibilità di riascoltare nella sua interezza – con l’aggiunta di una manciata di chicche – l’esecuzione live di “Future World”, un classico della discografia della band uscito originariamente nel 1987, che ha avuto luogo al Club Città di Kawasaki nel 2018. Se per celebrare il trentennale i Pretty Maids avevano scelto la vicina Svizzera, per i quarant’anni di carriera i danesi decidono di far visita all’estremo oriente: avido consumatore di metal melodico di stampo nordico, il Giappone ha sempre costituito un mercato di riferimento per il quintetto fronteggiato da Ronnie Atkins, e la scelta di registrare proprio là un paio di spettacoli assicura la presenza di un pubblico folto e partecipe.

Per resa acustica “Maid in Japan” appartiene alla categoria dei migliori album dal vivo pubblicati da Frontiers: il dettaglio dei suoni è fedele e ravvicinato, il bilanciamento equivale a quello di una produzione realizzata in studio ed il pubblico accompagna con il battere delle mani le pause o i momenti interlocutori che la band si concede all’interno di alcune tracce. La performance, l’elemento certo più importante, non delude: Atkins è in grande forma e sempre in controllo, la sezione ritmica possiede un ottimo drive già a partire dalla title track e gli assoli di Ken Hammer hanno quel sapore anni novanta che piacerà ai fan vecchi e – perché no – nuovi. Le condizioni sono dunque ideali per consentire ai Pretty Maids di esprimere il loro talento istrionico: ora più rilassati e sognanti (“Eye Of The Storm”), poi anthemici (“We Came To Rock”, “Loud’N’Proud”), poi ancora affascinati dalle dolcezze AOR (“Love Games”, “Long Way To Go”, “Bull’s Eye”), storicamente impegnati (“Yellow Rain” ha un grande assolo) oppure ignorantemente power (“Needles In The Dark”), i cinque della cittadina di Horsens si confermano perfetti interpreti di un divertimento maturo e responsabile (“Divertirsi sì, ma con intelligenza!”, ci raccomandava continuamente il papà di un compagno di classe delle superiori), felino e panciuto, a volte irrobustito da un drumming moderno e brillante, altre ancora disteso – come Drugo de Il Grande Lebowski – sui colorati tappeti delle tastiere di Chris Laney.

Nonostante il concerto non conosca cali di tensione, tra gli episodi più coinvolgenti è possibile segnalare l’efficacia teatrale di “Sin-Decade” (1992), i dieci anni di pelli d’oca assicurate da “Little Drops Of Heaven” (2010) e la decadenza futuristica di “Kingmaker” (2016): benchè siano brani non appartenenti alla scaletta originale di “Future World”, essi testimoniano l’esplorazione compiuta dalla band, e con essa l’evoluzione incrementale, fluida e stilisticamente coerente che ha avuto luogo nel corso degli anni. Se “Maid in Japan” possiede un merito, oltre a quello di essere un prodotto ricco e ben confezionato (in particolar modo nella edizione in Blu Ray), è quello di raccontare con fedeltà ed immediatezza una serata dei ricordi colma di significati ed al tempo stesso divertita e spensierata. Un prodotto generoso e dettagliato, simile per intensità ad “Homegrown – Alive in Lugano dei Gotthard, riuscito perché consapevole ed attento alle tante anime che i Pretty Maids hanno allevato con la cura del buon padre di famiglia, senza abbandonarne nemmeno una per strada, e che in tempo di consuntivi rappresentano probabilmente il lascito più importante ed il valore più grande.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Fw30 (Intro) 02. Future World 03. We Came To Rock 04. Love Games 05. Yellow Rain 06. Loud ´N´proud 07. Rodeo 08. Needles In The Dark 09. Eye Of The Storm 10. Long Way To Go 11. Mother Of All Lies 12. Kingmaker 13. Bull’s Eye 14. Little Drops Of Heaven 15. Sin-Decade
Sito Web: prettymaids.dk

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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