Portrait – Recensione: At One with None

Nonostante la evidente fedeltà ai dettami del classico heavy anni ottanta gli svedesi Portrait sono tra i più creativi e interessanti epigoni contemporanei di tale movimento. Non si limitano infatti a riprodurre quanto fatto da maestri come Mercyful Fate, Iron Maiden o Judas Priest, ma riescono, soprattutto nelle ultime uscite, a “rubare” alcuni elementi del sound di allora per mutarne l’utilizzo e il contesto, adoperandoli come mattoni con i quali costruire un’espressività del tutto personale. Una paradigma che vale anche per questo nuovo “At One With One”, lavoro di ampio spettro che punta nulla o quasi su impatto e immediatezza, per addentrarsi invece in percorsi sinuosi e inusuali, privilegiando atmosfera e teatralità. Ne scaturisce quasi immancabilmente un sound avvolgente, a tratti difficile da assimilare, che richiederà qualche ascolto in più per svelare le sfumature necessarie a delinearne il fascino.

Se infatti il riffing tagliente di “A Murder Of Crows” e la martellante cavalcata di “Shadowless” sono due lodevoli eccezioni, il resto del disco si compone di brani cupissimi e ricchi di variazioni ritmiche e armoniche. Le melodie vocali sono sempre estremamente particolari, sia perché lo stile canoro di Per Lengstedt molto deve a King Diamond (e qualcosa anche a Warrel Dane), almeno nella scelta di usare registri diversi a seconda dell’intenzione, sia perché la canzoni stesse sono costruite come piccole suite dalle mille sfaccettature. Se infatti brani come la title track, “Curtains (The Dump Supper)” o la bellissima “He Who Stands” hanno i loro rimandi al metal degli eighties, molti sono anche i passaggi vicini a sonorità più dark. Se ascoltiamo poi la lunga “Ashen”, o la emozionante “The Gallows Crossing”, ci accorgiamo che in entrambi i casi la base del pezzo ha si riferimenti alla NWOBHM e addirittura all’epic metal, ma il mood è più oscuro e drammatico, in un modo che sarebbe stato inconcepibile prima della svolta dei novanta. In fondo il merito dei Portrait sta nel suonare un genere che nasce negli anni ottanta, componendo però canzoni che sarebbe stato difficile ascoltare tali e quali in quel periodo. E nel fare questo sono davvero bravi.

Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. At One With None 02. Curtains (The Dumb Supper) 03. Phantom Fathomer 04. He Who Stands 05. Ashen 06. A Murder Of Crows 07, Shadowless 08, The Gallow’s Crossing

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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