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Ne Obliviscaris – Recensione: Portal Of I

Se non vi spaventa l’ipotesi di dover affrontare oltre settanta minuti di musica, allora trovatevi il tempo sufficiente ad ascoltare ed apprezzare tutta la bellezza di “Portal Of I”, l’opera prima degli australiani Ne Obliviscaris. La band propone una splendida commistione di black metal melodico e progressive, il tutto unito a spunti musicali al di fuori del metal propriamente detto, come la musica classica e il jazz, offrendo sei gemme che bilanciano al meglio la duttile personalità dell’ensemble. Visto che il nostro lavoro ci impone di essere pignoli, potremmo dire che i nostri prendono effettivamente spunto da idee preesistenti e si avvertono dunque echi di Opeth, Agalloch, Enslaved, ma fortunatamente il six-piece di Melbourne riesce già a creare un sound caratterizzante. Oltre a questo, è necessario sottolineare come il gruppo non si soffermi sulla bontà delle mere esecuzioni tecniche, ma preferisca creare composizioni dall’estetica perfetta, che al di là dell’elevato bagaglio esecutivo, fanno vibrare le corde dell’emozione grazie a una manifesta orecchiabilità. E’ inutile soffermarsi su un episodio in particolare, ogni brano ha un proprio peso necessario ala scorrevolezza dell’album e fa registrare l’alternanza tra sofisticate parti di black metal ad ampi intarsi di violino e chitarra acustica, mentre lo screaming e la voce pulita si rincorrono senza prevalere l’una sull’altra. L’ascolto scorre senza il minimo intoppo ed è gratificante constatare come l’estetica del pezzo sia sempre prioritaria alla mera forma. Un piccolo gioiello da aggiungere alla vostra collezione.

Voto recensore
8
Etichetta: Code666 / Audioglobe

Anno: 2012

Tracklist:

01. Tapestry Of The Starless Abstract
02. Xenoflux
03. Of The Leper Butterflies
04. Forget Not
05. And Plague Flowers The Kaleidoscope
06. As Icicles Fall
07. Of Petrichor Weaves Black Noise


Sito Web: http://www.facebook.com/NeObliviscarisBand

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Alberto Capettini

    Non male in effetti…

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  2. Riccardo Zangani

    Un po’ barocchi e sovraccarichi, ma lo sto ascoltando da una settimana e cresce col tempo

    Reply

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