Polanski – Recensione: Mosquito

I Polanski si formano nel 2011 per volontà di quattro ragazzi dal background musicale molto vario, il cantante Anttoni Pikkarainen è un amante delle sonorità grunge, il chitarrista Kalle Loimula ha l’animo di un punk rocker, mentre il bassista Miika Kyyro spazia dal prog al jazz e alla musica rock degli anni sessanta, infine il batterista Tyko Haapala si definisce rap artist e blues man. Insomma un corollario molto vario di influenze che hanno portato alla nascita di questa giovane formazione di base ad Helsinki.

Nel 2014 esce il loro album di debutto “Between This And Hate” a cui segue due anni dopo “Medicine” un Ep di tre pezzi. Ora forti anche di una costante attività live i Polanski ritornano con il secondo full-length album “Mosquito” in cui cercano di amalgamare le varie identità musicali dei componenti della band con le loro rispettive influenze creando un melting pot sonoro piuttosto interessante. La matrice grunge ad ogni modo è quella predominante, sia nel cantato che nei suoni sbilenchi delle chitarre e dalle accelerazioni improvvise e furiose. Un sound forse non innovativo e per certi versi anacronistico che si ispira ai maestri del passato, su tutti Alice In Chains e Nirvana, ma che riesce lo stesso a catturare l’attenzione e a mantenerla viva per tutta la durata di queste dieci tracce.

L’iniziale “Deathcrown” è il chiaro esempio di quanto la scena di Seattle abbia rivestito un ruolo fondamentale per il four piece, mentre con “What If” e “Yours Alone” i suoni diventano meno ruvidi e si da più spazio alle melodie mettendo in evidenza l’abilità e la duttilità vocale del bravo Pikkarainen. “New School” prende l’irruenza dei Nirvana e la shakera con una buona dose di airplay radiofonico risultando graffiante, dissonante e adrenalinica al punto giusto, sicuramente uno degli episodi più riusciti di questo album, tanto quanto l’energetica “Minor Heart” caratterizzata da un’eccellente dinamica, buoni stacchi ed un corposo lavoro di chitarra.

Poste in chiusura troviamo l’irruenta e dondolante “All Hail”, pezzo heavy grunge riuscito e coinvolgente a cui segue la più melodica ed intensa “No Longer” che ci porta in dirittura d’arrivo e alla fine di questo album. Sicuramente queste composizioni colpiscono subito e sono di forte presa, merito anche di un’ottima produzione, tanto buon gusto e ricerca melodica. Segnatevi il nome dei Polanski perché ne sentirete parlare.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Autoprodotto

Anno: 2019

Tracklist: 01. Deathcrown 02. What If 03. New School 04. Yours Alone 05. Through 06. Call Home 07. Minor Heart 08. Silver Player 09. All Hail 10. No Longer
Sito Web: https://www.facebook.com/PolanskiBand/

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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