Anvil – Recensione: Plenty Of Power

Per la serie duri a morire: ecco a voi il nuovo lavoro dei canadesi Anvil. ‘Plenty Of Power‘ è il dodicesimo sigillo di una gloriosa carriera cominciata ormai più di venti anni fa e ci restituisce una band in ottima forma, almeno per chi non si aspetta niente di più che un sano power-thrash atletico e mooolto old style.

La title track posta in apertura scoppia di energia e potenza come ai vecchi tempi, ma non è che l’inizio di un viaggio che ci riporta indietro di almeno quindici anni, ai tempi in cui il metal americano era al suo apice e band come appunto gli Anvil leggevano il loro nome nelle classifiche di vendita senza grande stupore. Ottime tracce come ‘The Creep‘ e ‘Dirty Dorothy‘ recuperano lo spirito hard’n’roll caciarone e sboccato dei primissimi lavori, ‘Computer Drone’ è un roccioso mid-tempo da headbanging continuo.

Altri pezzi degni nota mi sembrano ‘Disgruntled‘ e “Real Metal‘, due songs dal taglio classico, ma pesantissime per lo standard della band (sembrano quasi provenire dal songbook degli Overkill). Poco convincente risultano invece ‘Ball Of Fire‘ e ‘Pro Wrestling‘ che spostano il tiro sul thrash di maniera che già non faceva per loro nel periodo di ‘Pound For Pound‘, da saltare senza remore. Altra cosa piuttosto criticabile è l’orrenda copertina, veramente una delle peggiori che abbia mai visto; considerato il prezzo dei compact ci si poteva anche sforzare un pochino di più.

A conti fatti un lavoro onesto e godibile confezionato da un gruppo che non ha più niente da dire solo per chi non ha più voglia di ascoltare. Per quanto mi riguarda è il loro disco migliore dopo il 1985, a voi la parola.

Voto recensore
7
Etichetta: Massacre / Self

Anno: 2001

Tracklist:

Tracklist: Plenty Of Power / Groove Science / Ball Of Fire / The Creep / Computer Drone / Beat the Law / Pro Wrestling / Siren Of The Sea / Disgruntled / Real Metal / Dirty Dorothy


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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