Ayria – Recensione: Plastic Makes Perfect

Un album all’insegna del più totale disimpegno, il cui unico intento è quello di andare incontro alle esigenze dei dancefloor alternativi. Non che le releases precedenti di Jennifer Parkin (aka Ayria) fossero tanto diverse, per cui “Plastic Makes Perfect” non fa altro che garantire le aspettative dei fan della Barbie elettronica. Il nuovo album inanella dodici tracce di episodi che miscelano elementi EBM/industrial con un garbato synthpop in un trionfo dell’orecchiabilità. Jennifer è senza dubbio una performer di alto livello e la sua voce accompagna molto bene le esigenze di ogni singolo brano, modulandosi tra tonalità aggressive ed altre molto dolci e interpretative. Tra i momenti più riusciti possiamo citare l’opener “Hunger”, tipico brano riempi pista dotato di un irresistibile refrain, “Missed The Mark”, altrettanto disincantato e boombastico, ancora “The New Style Of Riot”, che invece propone dei beats più martellanti e solidi, sebbene il corpus della canzone resti su coordinate chiaramente fruibili. “Plastic Makes Perfect” è un album prodotto con enorme cura e con ottime potenzialità intrattenitive, ma del tutto innocuo sul versante artistico. A voi la scelta.

Voto recensore
6
Etichetta: Alfa Matrix / Audioglobe

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Hunger
02.  Big Plans
03.  All That Glitters
04.  Games
05.  Plastic Makes Perfect
06.  Missed The Mark
07.  The Box Under My Bed
08.  Friends And Enemies
09.  Three Months
10.  Big City Lullaby
11.  The New Style Of Riot
12.  Letter From An Angel


Sito Web: www.ayria.com

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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