Mygrain – Recensione: Planetary Breathing

La scena melodic degli ultimi 20 anni ha “sfornato” vecchie glorie come Dark Tranquillity e In Flames, giusto per nominarne alcuni, ma ha regalato anche nuovi talenti: ne sono un esempio lampante i finlandesi myGRAIN che quest’anno tornano sulla scena musicale metal con il loro quarto full length, “Planetary Breathing”. Disco sofferto e sicuramente ostacolato dalle poche attenzioni ricevute dalla label, con conseguenti rinvii che hanno messo a dura prova la pazienza dei fan e della stessa band; ciononostante l’attesa del pubblico è stata ricompensata con un album degno di nota. Dieci tracce che nel corso di un’ora appena catturano molti elementi che caratterizzano il melodic death odierno, ispirandosi in alcuni piccoli passaggi a band come Opeth, Pain Of Salvation e i Soilwork.

“Incantation”, opening track del disco la cui melodia si rifà al riff di Dreamscape (scelto come singolo promozionale dell’album, ndr) apre le danze ad un disco molto organico, dai cambi repentini di tempo e dalle partiture melodiche che sotto certi punti di vista dimostra di aver ripreso alcune delle sonorità del precedente album (Mygrain, 2011, Spinefarm, ndr) e si presenta come un intro dai toni atmosferici, che colpisce l’ascoltatore incuriosendolo grazie alle parole sussurrate dall’impatto immediato. Di grande spessore è la triade composta dai brani “Waking Up The Damned” (di cui è in uscita un video, il secondo per questo disco), che si basa prevalentemente sull’uso della tastiera e della chitarra, “Dreamscape”, che presenta un assolo di basso veramente lodevole oltre che un’ottima esecuzione del synth e “Black Light Supernova”. A parer mio, solo per queste tre perle varrebbe l’acquisto dell’album in questione. Il song-writing, curato dal cantante Tuomas e dal chitarrista Resistor, assume un ruolo fondamentale e diventa un buon punto di forza di quest’album: infatti i testi risultano di grande effetto ed ecco venire alla luce brani come “The Ghost In Me”, brano che volendo azzardare richiama la progressione di accordi (riff) dei brani tipici dei Napalm Death, “Rats In The Cradle”, dove la prova vocale messa a punto dal singer risulta eccellente e senza macchie, la mid-tempo “The Final Skyline”, “Mechanimal Instinct” e la titletrack, uniche tre tracce che presentano le clean vocals, e “Ambivalentine”, la traccia più tosta e veloce dell’intero lavoro discografico dalle linee vocali accattivanti, graffianti e melodiche al punto giusto e da solidi riff di chitarra, che qui predominano.

La produzione del suono risulta comunque molto curata nei dettagli, grazie alla maestria di due maestri del calibro di Dan Swanö e Janne Saksa, con i quali i Nostri hanno consolidato una forte collaborazione nel corso degli anni. La tecnica messa a punto dai 6 musicisti è ineccepibile e senza sbavature: la prova vocale di Tuomas, la sezione ritmica di Dj Locomotive, i riff e gli assoli puliti di Resistor e Mr Downhill, il basso di Yonas e la tecnica eccelsa della tastierista Eve fanno di questo disco una gemma rara, un disco sicuramente adatto per gli amanti del melodic death. In poche parole, quest’album è un concentrato di puro sfogo ed headbang ed ammettiamo che per essere solamente il quarto lavoro della band, il risultato finale è totalmente soddisfacente.  Nonostante la terribile attesa, il sestetto di Helsinki riesce a regalare un ottimo prodotto e non delude le aspettative. Promossi a pieni voti.

Voto recensore
8
Etichetta: Spinefarm Records

Anno: 2013

Tracklist:

01. Incantation
02. Waking Up The Damned
03. Ambivalentine
04. Black Light Supernova
05. Dreamscape
06. Rats In The Cradle
07. Ghost In Me
08. Mechanimal Instinct
09. The Final Skyline
10. Planetary Breathing


Sito Web: http://www.mygrain1.com

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