Rakoth – Recensione: Planeshift

‘Emotional Black Fantasy Metal’… Questa la, ehm, eloquente definizione fornita dalla casa discografica per definire ‘Planeshift’ dei Rakoth. In effetti nel calderone musicale del trio russo confluiscono fattori che spaziano dal black al folk medioevale (il flauto impazza in molti brani) alle colonne sonore con qualche spruzzo di epicità. I testi vanno di pari passo, attingendo a piene mani dalla letteratura di genere (il Silmarillion di Tolkien su tutti) e contribuendo a determinare il clima generale dell’album. Premesse interessanti, se non fosse per un piccolo dettaglio: la sequenza di idee musicali, lungi dal far emergere uno stile maturo che vada oltre l’innegabile spontaneità, si arena in un insieme di variazioni su temi iper-sfruttati (e spesso suonati meglio) da altri. E’ come se nel tentativo di scrivere l’equivalente in note de ‘Il Signore degli Anelli’, un giovane autore con aspirazioni intellettuali fosse finito col comporre una discreta (nel senso di ‘poco invadente’) tappezzeria sonica per una partita a Dungeons And Dragons. Manca lo spessore, come si suol dire. Precisato questo, chi non può fare a meno di respirare atmosfere black molto edulcorate da ‘elfi&draghi&maghi’ (ed è disposto a chiudere un occhio sull’uso di drum machine e schitarrate non sempre impeccabili) potrebbe addirittura trovare ‘Planeshift’ interessante.

Voto recensore
5
Etichetta: Code666 / Audioglobe (2000)

Anno: 2000

Tracklist: Planeshift (Intro)
Fear (Wasn't In The Design)
Noldor Exodus
The Dark Heart Of Uukrul
Og'Elend
Planeshift
Gorthaur Aulendil
Mountain God
The Unquiet Grave
Outro

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