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Place Called Rage – Recensione: Place Called Rage

Nel 1995, quattro eccelsi musicisti di Long Island si unirono allo scopo di realizzare un platter che avrebbe dovuto delineare i connotati sonori della loro area di provenienza.

Dietro il monicker ‘Place Called Rage’ infatti si annidarono l’axeman Al Pitrelli (Asia, Widowmaker, Savatage, Megadeth), il singer Tommy Farese (Trans-Siberian Orchestra, Rondinelli), il bass player Danny Miranda (Blue Oyster Cult) e Chuck Bonfante (Saraya, Joe Lynn Turner) dietro ai tamburi che assieme ad altri ospiti come Mark Mangold alle keys (Touch, Drive, She Said) rilasciarono un album (omonimo) tratteggiato su canoni distintamente Hard Rock/Blues.

Quest’operazione musicale si svolse in un ristretto margine di tempo ma fu comunque concretizzato un lavoro discreto.

L’opener “I Know Where You Been” (costruita sui cliché del genere) mette in chiaro sin dal principio il colore e la forma del suono proposto, “Trapped” è ispirata dalle sacre composizioni di Jimi Hendrix mentre le scanzonate ed elettro-acustiche “Someday” e “Can’t Find My Way Home” sono orecchiabili e si lasciano ascoltare con piacere.  Il lato prepotente del disco viene dimostrato da “One Child” e “Thunderbox” (cover degli Humble Pie) che si snodano tra interessanti richiami chitarristici. La totally 70s “What These Eyes Have Seen” è arricchita da un tappeto sonoro creato ad hoc dall’organo e da un eccezionale guitar solo, caldo e pieno di feeling. La deliziosa ballad “Jenny Doesn’t Live Here Anymore” (in cui il pianoforte e la sei corde regalano momenti pieni di pathos) riesce veramente a emozionare, “We’re Not Coming Home” (abbandonando un’intro pacato) esplode in tutta la sua muscolarità grazie al guitar working autoritario di Pitrelli e il vocalist Tommy Farese (la sua voce roca ricorda quella di Paul Shortino e Paul Sabu) si conferma autore di una prova maiuscola.

Oltre agli episodi da pollice alto sopracitati, questo ‘one-shot’ del combo yankee in alcune (isolate) circostanze si rivela poco radioso e talvolta ripetitivo cosicché tra le dodici tracce proposte ci sono anche fillers come la title track e la prolissa ”Take It Lying Down” mentre la conclusiva “Chained To A Maniac” non aggiunge nulla a quanto plasmato in precedenza.

In ogni caso, seppur non siamo al cospetto di un lavoro trascendentale, si consiglia comunque l’acquisto di questo cd (ristampato e rimasterizzato per la recente riproposizione) a tutti coloro che amano le sonorità Hard Rock/Blues e ai fans degli artisti coinvolti nel project che si sono lasciati sfuggire l’occasione di farlo proprio all’epoca della sua uscita.

Voto recensore
7
Etichetta: Escape Music/Frontiers Records

Anno: 2012

Tracklist:

01. I Know Where You Been
02. Place Called Rage
03. Trapped
04. Take It Lying Down
05. Someday
06. One Child
07. What These Eyes Have Seen
08. Can't Find My Way Home
09. Jenny Doesn't Live Here Anymore
10. Thunderbox

11. We’re Not Coming Home
12. Chained To A Maniac


Sito Web: http://www.frontiers.it/italian_distribution/archive/?results_page=19

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