Deep – Recensione: Pieces Of Nothing

Vengono da Houston i Deep e giungono al loro primo full-lenght dopo avere maturato una buona esperienza dal vivo facendo da opening act a band quali Testament, Skinlab, Mercyful Fate, Nevermore, Arch Enemy e In Flames. Ed è proprio a queste ultime due formazioni che sembra ispirarsi la musica del gruppo: un metal potente e diretto in cui si alternano melodie tratte direttamente dal metal classico unito ad una voce tipicamente death. A questo però si unisce il sound molto americano delle chitarre, pesanti e ultrasature sulla scia di Machine Head e compagni (non a caso l’album è prodotto da Logan Mader, ex Machine Head e Soulfly) e il risultato è piuttosto spiazzante: se al primo impatto l’impasto sembra dare buoni risultati, man mano che si procede con gli ascolti l’entusiasmo va scemando e con esso anche la voglia di impiegare 50 minuti del proprio tempo per l’ascolto di questo ‘Pieces Of Nothing’. Ci si rende conto dopo un po’ che, a parte l’impatto delle chitarre, la produzione risulta assolutamente piatta e a tratti irritante (ascoltare il suono della batteria) e se a questo aggiungiamo dei brani piuttosto monotoni e che tendono a riutilizzare sempre le medesime soluzioni, allora le impressioni iniziali non possono che essere ribaltate. Non mancano alcune buone intuizioni (l’ opener o la buona ‘Colored Souls’ per esempio), ma di strada da percorrere i quattro di Houston ne hanno ancora molta.

Voto recensore
4
Etichetta: Pavement/Audioglobe

Anno: 2000

Tracklist: Tracklist: Hear Their Own / The Way I Fall / Peril Of Life / When The End Is Now / Pieces Of Nothing / Colored Souls / Comfort In Grief / Ash And Dust / Point / In Tears Of Depravity

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