Belphegor – Recensione: Pestapokalypse VI

E così anche i Belphegor fanno il salto di qualità verso la Nuclear Blast. Dopo tanti anni di underground la band austriaca si espone al giudizio di un pubblico più vasto e lo fa con intelligenza. Non snaturano infatti assolutamente il loro death-black brutale ed oscuro, ma si dedicano con attenzione ai particolari affidando al bravissimo Andy Classen una produzione che si rivela estremamente curata ed in grado di lasciar trasparire tutti i miglioramenti tecnico-compositivi ottenuti della band. Sono ormai lontani i caotici e minimali ‘The Last Supper’ e ‘Blutsabbath’, già da qualche tempo i Belphegor hanno imparato a valorizzare con una tecnica più che accettabile la loro spaventosa violenza. Grandi velocità, ma anche passaggi rallentati dall’incedere rituale che si inseriscono in una tradizione sacrilega e senza il minimo cedimento alla falsità della moderazione. Nove canzoni che rappresentano dignitosamente un genere che rimane controverso per il suo estremismo sonoro e lirico come per la scarsa tendenza ad evolversi. Limiti che ritriviamo intatti nella band in questione che senza scossoni ripropone la stessa formula di sempre. Preferire uno o l’altro tra i lavori dei Belphegor è solo questione di scelte personali su cui non ha senso mettersi a dibattere. Non c’è altro spazio di discussione; se distruzione e perversione sono di vostro gradimento lo sarà anche ‘Pestapokalypse VI’.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast / Audioglobe

Anno: 2006

Tracklist:

01. Belphegor - Hell's Ambassador

02. Seyn Todt In Schwartz

03. Angel Of Retribution

04. Chants For The Devil

05. Pest Teufel Apokalypse

06. The Ancient Enemy

07. Bluhtsturm Erotika

08. Sanctus Perversum

09. Das Pesthaus/Miasma Epilog


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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