Perfect Plan – Recensione: Time For A Miracle

Un po’ come Svizzera/Cioccolato ed Italia/Pizza, il binomio Svezia/Rock melodico ha più volte dimostrato di funzionare a meraviglia: forti di una tradizione cantabile che affonda le sue radici nelle prime edizioni dell’Eurovision Song Contest, ancor prima della ribalta internazionale raggiunta dagli Abba, la cultura nordica ha sempre trovato ad essa congeniale la composizione di melodie semplici ed accattivanti, di richiamo universale perché distillate nelle loro forme più asettiche e pure. I Perfect Plan, quintetto di Örnsköldsvik (ok dai, una piccola cittadina in Svezia) al secondo disco per Frontiers dopo il fortunato “All Rise” (2018), si inseriscono dunque in un filone collaudato e fortunato, al punto che la prevedibilità del (buon) risultato può diventare essa stessa un elemento di pericolo per la godibilità del loro nuovo prodotto. La cadenza regolare e ferrosa della title track, unita alla prova tirata di Kent Hilli (frontman ed autentico mattatore, come si diceva una volta, nelle ballad “Fighting To Win” e “Don’t Leave Me Here Alone”), dicono anzitutto che il rock può dormire anche questa volta sonni tranquilli: il disco suona infatti pesante al punto giusto, le tastiere di Leif Ehlin riempiono i dialoghi con discrezione ed il disco mantiene lungo tutta la sua generosa durata una degna consistenza fatta di riff gradevoli ed interpretazioni credibili.

Dei dodici brani in scaletta si apprezza anzitutto una quadratura che, senza scadere nella banalità più scolastica e geometrica, riesce a comunicare qualcosa di personale ed interessante: “Time For A Miracle” fa bene i conti con la sua semplicità di fondo grazie ad un bel drive, ad un chiaro senso di scopo, ad una musicalità lineare ma mai eccessivamente facile né compiacente. E’ l’equilibrio tra la cura degli arrangiamenti (“Living On The Run”) e l’apparente immediatezza del risultato finale a fare di questa uscita un prodotto di intrattenimento maturo, professionale ed allo stesso tempo con l’anima. Le sue canzoni riescono a comunicare emozione senza suonare eccessivamente costruite (“Just One Wish”), la sua fluidità è essa stessa un mezzo per raggiungere più velocemente le orecchie degli ascoltatori e le sue sonorità sono talmente collaudate da risultare familiari fin dai primi ascolti. La qualità delle composizioni, in particolare, è costante al punto da rendere difficile la segnalazione di un brano rispetto ad un altro: al ritornello di “Every Time We Cry” bastano pochi passaggi per fissarsi in testa, “Nobody’s Fool” e “Don’t Blame It On Love Again” possiedono entrambe la coralità divertita dell’hard rock radiofonico americano di fine anni ottanta e “Give A Little Lovin’” dimostra che la band, complice forse un’età media verde ma non verdissima, si trova perfettamente a suo agio anche quando calata in scenografie dai colori più accesi che ammiccano al rock più classico (chi ricorda “She’s Into Something Heavy” degli Electric Boys?).

Quella che troverete tra i solchi di questo disco è una piacevolezza che appare terrena e spontanea, non ricercata mediante l’artificio retorico ma piuttosto dedicando attenzione agli elementi rilevanti, e come tale doppiamente meritevole di nota. In una parola, autentica. Nonostante l’aderenza agli schemi del rock melodico scandinavo non permetta a questo lavoro di spiccare per originalità, esso continua a rotolare a valle felice ed incurante come un katamari, senza vette e senza intoppi fino alle battute conclusive, collocandosi a testa alta (e chitarre spiegate) in quella mezza classifica che – in un mercato nel quale tante proposte tendono ormai a sovrapporsi e confondersi – rappresenta un campo di battaglia sempre più affollato, ostico, sfidante e come tale perfect per misurare il proprio effettivo valore.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Time For A Miracle 02. Better Walk Alone 03. Heart To Stone 04. Fighting To Win 05. Everytime We Cry 06. What About Love 07. Nobody’s Fool 08. Living On The Run 09. Just One Wish 10. Don’t Blame It On Love Again 11. Give A Little Lovin’ 12. Don’t Leave Me Here Alone
Sito Web: perfectplan.se

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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