Parkway Drive – Recensione: Darker Still

Era il 6 aprile 2022 quando i Parkway Drive avevano annunciato la cancellazione del tour in Nord America per tutelare la loro salute mentale e per riflettere su loro stessi in quanto singoli individui. Da quel momento, la band australiana aveva deciso di prendersi una pausa e, nonostante affermassero di “essere qui per restare”, sembravano davvero sul punto di sciogliersi. Prima la pandemia e lo stop dei live, poi gli incendi che hanno devastato il loro Paese (la band ha donato 50.000 dollari australiani ad alcune associazioni del territorio) generano i sentimenti che vengono espressi nelle 11 canzoni che compongono “Darker Still”: ovvero rabbia, malinconia e dolore.

Una curiosità interessante: il nuovo disco è ispirato a “La Notte Oscura Dell’Anima” di Giovanni Della Croce. L’espressione “notte oscura” indica un periodo di assoluta desolazione e depressione spirituale e coloro che la sperimentano si sentono completamente persi. Dopo aver superato dure e tormentate prove interiori, Giovanni sostiene che l’anima è pronta ad intraprendere un cammino spirituale per arrivare alla perfetta unione con il divino. Tenendo a mente queste considerazioni, all’ascolto di un brano come “The Greatest Fear” è evidente la connessione con il concept di fondo, non solo per la presenza del coro operistico e dell’organo da chiesa, ma anche per il tema trattato: la paura più grande che tutti noi condividiamo, cioè quella della morte.

In ogni caso, i Parkway Drive riprendono da dove si erano interrotti, cioè da “Reverence”, ma in realtà la loro svolta era iniziata dalla pubblicazione di “Ire”. Come ben sappiamo, negli ultimi anni tanti grandi nomi del metalcore (e non solo) hanno gradualmente abbandonato il suono “puro” delle origini per andare incontro ai gusti di un pubblico più ampio. Ed è quello che hanno fatto anche i Parkway Drive: il nuovo suono “mainstream” si allontana dai tanto amati “Horizons”, “Deep Blue” ed “Atlas”, ma conserva molte delle caratteristiche che hanno reso la band una delle più influenti della scena metalcore.

Ad un primo ascolto, si intuisce subito che il trittico iniziale, composto da “Ground Zero”, “Like Napalm” e “Glitch”, suonerà benissimo dal vivo perché il tipico stile rabbioso dei Parkway Drive esplode nei consueti moshpit e nelle grida travolgenti di Winston McCall. Anche se brani come “Imperial Heretic” e “Soul Bleach” non si discostano più di tanto dai classici della band, non passano inosservati alcuni riferimenti ai grandi nomi, tra cui Linkin Park e Slipknot, che ritornano spesso durante l’ascolto del disco. E se questo non fosse sufficiente a far storcere il naso ai “puristi”, i Parkway Drive si sono spinti davvero oltre e ci consegnano due brani assolutamente inediti nella loro discografia per genere e durata. Il primo è “Darker Still”: una ballad di ben 7 minuti che…somiglia terribilmente a “Nothing Else Matters”. Insomma, il plagio sembra davvero dietro l’angolo, ma se si riesce a superare lo shock iniziale si possono apprezzare l’assolo di chitarra e il cupo crescendo finale. Il secondo, invece, è “If A God Can Bleed” e qui abbiamo la possibilità di ascoltare la voce sussurrata di Winston, quasi un’emulazione di Marylin Manson e Corey Taylor, ma nonostante ciò, la vera novità è l’utilizzo, inaspettato, del wah-wah! Se si tratta di esperimenti riusciti o disastri assolutamente evitabili, spetta all’ascoltatore deciderlo, ma è chiaro che se vi aspettavate una rottura con il passato, allora siete stati senza dubbio accontentati. La conclusione di questo disco, a metà tra tradizione e innovazione, è adeguatamente affidata a “From The Heart Of The Darkness”, un brano caratterizzato da una forte energia primordiale e da ritmi tribali.

In “Darker Still” i Parkway Drive raccontano storie più mature, tra cui la paura della morte e i terrori notturni, ma lo fanno con un sound nuovo che non accontenta tutti. Questa coraggiosa svolta intrapresa permetterà alla band di riempire palazzetti sempre più grandi, ma allo stesso tempo deluderà chi ancora spera di sentire un nuovo “Horizons”.

Il metalcore c’è e si fa sentire ma, proprio come i Parkway Drive, anche il sound più mainstream e commerciale è “qui per restare”.

Etichetta: Epitaph Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. Ground Zero 02. Like Napalm 03. Glitch 04. The Greatest Fear 05. Darker Still 06. Imperial Heretic 07. If A God Can Bleed 08. Soul Bleach 09. Stranger 10. Land Of The Lost 11. From The Heart Of The Darkness
Sito Web: https://parkwaydriverock.com/

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