Paradise Lost – Recensione: Gothic

I britannici Paradise Lost pubblicano nel 1991 il loro secondo album “Gothic“. A distanza di un solo anno dal loro debutto con “Lost Paradise“, prototipo di death – doom, il quintetto di Halifax non si adagia sugli allori. La volontà di sperimentare e di innovare il proprio sound, senza comunque snaturare la proposta musicale originaria, si traduce con la realizzazione di un lavoro di grande spessore, che getta le basi (forse inconsapevolmente) per la nascita di un nuovo genere musicale, il gothic metal.

I Paradise Lost confezionano un platter death – doom in cui il riff-rama oscuro dell’ispirato Gregor Mackintosh (compositore, oltre che chitarrista del combo britannico) e di Aaron Aedy costruisce l’intelaiatura sonora sui cui si innestano sia l’interpretazione vocale di Nick Holmes sia la buona prova alla batteria e al basso della coppia Archer/Edmonson. Il disco è impreziosito da soluzioni stilistiche pioneristiche (siamo agli inizi degli anni ’90) come il ricorso, seppur in maniera parsimoniosa, agli arrangiamenti sinfonici della The Raptured Symphony Orchestra e agli interventi suggestivi della soprano lirica Sarah Marrion. Altra novità riguarda i testi di “Gothic” che mostrano l’abbandono definitivo delle tematiche clichè del panorama estremo; emerge una personale visione della vita e del suo senso: l’umanità è destinata a vagare in un mondo brutale, oscuro, violento, senza speranza, senza redenzione; la luce è fioca e regna solo il buio assoluto. Ciò che rimane dell’esistenza è il dolore, il senso di vuoto, lo smarrimento, l’annichilimento.

La titletrack rappresenta il manifesto “ideologico” del nuovo approccio musicale dei Paradise Lost: la cadenza doom della sezione ritmica e l’ipnotico tappeto sonoro delle chitarre funge da base per i ruggiti maligni di Nick Holmes; la batteria versatile di Archer e la voce cristallina e algida di Sarah Marrion conferiscono un’aura straniante ed evocativa al brano. Nella seconda parte della canzone, un urlo gutturale agghiacciante precede l’intervento sinfonico: sequenza di grande drammaticità e pathos. La traccia seguente, “Dead Emotion”, esordisce prepotentemente, sorretta da un riff compatto in perfetta fusione con il doppio pedale di Archer e il basso pulsante di Edmonson. Il brano si snoda tra rallentamenti, accelerazioni, incursioni sinfoniche e fugaci vocalizzi della Marrion. Mackintosh macina riff, costruisce delle armonie superbe e chiude con un assolo da brividi impreziosito da fraseggi neoclassici. “Shattered” è un mid – tempo scarno, in cui spiccano il riffing malinconico di Mackintosh e il doppio pedale di Archer; il vocalist adotta una voce cavernosa e robotica che si trasforma in un urlo straziante nei finali di strofa. Con “Rapture” si torna a sonorità doom – death; i protagonisti sono sempre Mackintosh, che costruisce riff incalzanti, e Holmes, che con i suoi growl cattivi racconta l’agonia di un uomo destinato a soccombere per i propri peccati. Parti rallentate si contrappongono a ripartenze; un break, poco dopo la metà del brano, dà vita ad un passaggio musicale che innesca un assolo sognante. “Eternal” è sorretto da una melodia chitarristica malinconica e suadente, dalle sonorità orchestrali; l’incedere senza rallentamenti della sezione ritmica comunica un senso di urgenza e di inquietudine che non conosce pace. Sono nuovamente le chitarre distorte di Aedy e Mackintosh a disegnare un riffing sulfureo e claustrofobico che costituisce l’ossatura di “Falling Forever”, brano cadenzato con un bel groove compatto. La strumentale “Angel Tears”, pur proponendo una melodia immediata, costituita dal classico gioco di rallentamenti doom e ripartenze, risulta comunque d’effetto, grazie ad un Mackintosh ispirato che ha la capacità di creare atmosfere plumbee e coinvolgenti. In “Silent” il riff – rama doom diventa un vero e proprio macigno, ancor più tetro e oscuro; disperazione, frustrazione e rabbia sono le emozioni che emergono dalla voce di Holmes e dal ricorso a stop e silenzi melodici molto rapidi, che conferiscono al brano un alone di malignità. Giungiamo alla penultima traccia, “The Painless”, pervasa da un feeling struggente e da una generale sensazione di rassegnazione. Nel brano i cambi di tempo e le cavalcate in doppio pedale si sposano ai riff e alle melodie tristi e malinconiche delle chitarre. Ritorna per l’ultima volta la voce della Marrion: sigillo di mesta solennità ad un brano che potrebbe essere definito un e vero e proprio canto funebre.  “Desolate”, ultima traccia ad opera della The Raptured Symphony Orchestra, è uno strumentale onirico e inquietante. La melodia orrorifica, di chiara matrice gotica, conclude maestosamente un disco di altissima qualità; restano solo desolazione e morte, annunciate dai rintocchi finali di una campana in lontananza.

Gothic” è una gemma dal fascino misterioso e oscuro; un capolavoro che costituisce un tassello fondamentale del percorso artistico dei Paradise Lost.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Peaceville Records

Anno: 1991

Tracklist: 01. Gothic 02. Dead Emotion 03. Shattered 04. Rapture 05. Eternal 06. Falling Forever 07. Angel Tears 08. Silent 09. The Painless 10. Desolate

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