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Paradise Lost – Recensione: Draconian Times

“Draconian Times”, classe 1995, è secondo gli addetti ai lavori l’album migliore dei Paradise Lost, il più caratteristico nonchè l’inevitabile “punto di riferimento” di cui i nostri avrebbero dovuto tenere conto in futuro. Noi aggiungiamo che in fondo il combo di Halifax ha sempre apportato dei cambiamenti nella propria musica e in quel panorama che si andò a definire come “gothic metal”, “Draconian Times” rappresenta una vetta, un esempio stilistico ed emozionale.

La quinta prova in studio della creatura di Nick Holmes e soci va ad abbandonare del tutto i riferimenti al death metal a favore di un sound più melodico, per certi versi piacevole ma oscuro e romantico nel suo essere user-friendly. E “Draconian Times” lo è ben più del precedente “Icon”, che già andava a sancire una più leggera svolta in questo senso.

Inevitabilmente il disco fu anche il passaggio obbligato verso le sonorità più accessibili che i Paradise Lost decisero di affrontare negli anni a venire, sebbene il termine “accessibile” possa essere in qualche modo riferito allo stesso “Draconian Times”. L’album punta molto sulla forma canzone snella e sulla melodia che arriva al dunque senza troppi fronzoli, eppure questa urgenza espressiva è bilanciata al meglio dai toni notturni e funerei del disco.

“Enchantment” lo mette subito in chiaro, mostrando in primis come la voce di Nick Holmes sia ancora sì potente e a tratti gridata, ma rinunci in toto al growl a favore di un timbro più morbido e incisivo. Le chitarre di Greg Mackintosh e Aaron Aedy dispensano melodie sensuali ma affilate, mentre la sezione ritmica di Stephen Edmondson (basso) e Lee Morris (batteria) preferiscono la muscolarità e i tempi medi.

Sarebbe quasi superfluo citare una canzone come più rappresentativa di un’altra, perchè l’ascolto è incredibilmente scorrevole, tanto che ogni brano pare legato indissolubilmente all’altro. Vogliamo però citare “Hallowed Land”, che nelle sue tinte più noir e funeree, nonchè nei ritmi lenti, rappresenta insieme a “Yearn For Change”, un riferimento agli album precedenti.

Difficile poi restare indifferenti di fronte al disperato romanticismo di “Forever Failure”, pregiata dalla prova intensa di un Nick Holmes mai così coinvolto o di “Elusive Cure”, altrettanto plumbea nel maestoso comparto sonoro guidato da un Mackintosh in stato di grazia. Le melodie leggermente più accessibili di “Shadowkings” e “Jaded”, altri pezzi da novanta del disco, preludono in un certo senso alle sonorità orecchiabili di “One Second” e rimangono comunque tra gli episodi più malinconici composti dal gruppo inglese.

Senza ulteriori giri di parole, “Draconian Times” è uno di quei rari dischi dove “tutto è perfetto”. Un ascolto imprescindibile tanto per i fan della band quanto per i supporters del gothic metal.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Music For Nations

Anno: 1995

Tracklist: 01. Enchantment 02. Hallowed Land 03. The Last Time 04. Forever Failure 05. Once Solemn 06. Shadowkings 07. Elusive Cure 08. Yearn For Change 09. Shades Of God 10. Hands Of Reason 11. I See Your Face 12. Jaded
Sito Web: http://paradiselost.co.uk/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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