Papa Roach – Recensione: Who Do You Trust?

Jacoby Shaddix è ormai un uomo fatto e finito da diversi anni, ben più di un decennio ormai. I tempi pionieristici del ragazzino “strambo” che si chiamava Coby Dick ed urlava nel microfono sono finiti nel tritarifiuti. Il nuovo capitolo di storia dei Papa Roach è decisamente d’impronta rock  sporcata di elettronica. Qualche momento “rap metal” e tanta confusione.

Se “The Ending” scorre via con piacere, la seconda “Renegade Music” tira fuori tutta la vena Rage Against The Machine di Shaddix, che prova con tutte le sue forze a riprendere le tracce di Zach de la Rocha. Con risultati piuttosto convincente. Spiazza “Not The Only One”, che nei primi momenti sembra quasi una canzone uscita da uno degli ultimi – PESSIMI, maiuscolo d’obbligo – dischi dei Fall Out Boy. Inizio radiofonico nell’accezione peggiore del termine, per poi tentare la strada della “sorpresa” nel pezzo con una scarica di “groove & Rage Against The Machine”.

Questo è il filo rosso che lega profondamente questa nuova avventura dei nostri, che però non riescono a rendere questa trama intrigante. C’è poi “Elevate”, che parte male, malissimo, con un pezzo hip-hop decisamente scontato ma cerca poi di recuperare con un bridge intrigante ma poi ricade nel pozzo senza fondo del banale ricordando ancora una volta i peggiori (ultimi) Fall Out Boy.

Una canzone pop allo stato puro e pur essendo pensata per le radio USA arriva con almeno un ventennio (Molto abbondante) di ritardo. Un poco punk, qualche spruzzata elettronica. Né carne né pesce (scarpe? Cit.). “Feels Like Home” è ancora una canzone senza spina dorsale che accarezza le orecchie di chi vuole un rock comodo per quarantenni da vino e caminetto nella casa in periferia, lontano dai casini della grande città.

Il disco poi si avvita ulteriormente nella banalità e le poche cose buone (qualche sprazzo di “I Suffer Well” anche suona artefatta nel suo essere aggressiva) sono soffocate da un mare di mediocrità. Privo di idee concrete e di reale corpo sonoro.

Un disco che vuole fare il verso ai suoni degli anni ’10 del nuovo millennio, che resta ancorato ad un certo modo di pensare “antico” e che non riesce a decollare.

A volte bisognerebbe essere in grado di comprendere quando l’arte è fuggita. Bisognerebbe essere in grado di mettere un punto e dire “Siamo arrivati qua. È stato un piacere” per evitare figure imbarazzanti come questo “Who Do You Trust?”. Quando l’anima esce dalla musica resta solo l’involucro senza luce. Decisamente un brutto disco.

Voto recensore
4,5
Etichetta: Eleven Seven Music

Anno: 2019

Tracklist: 01. The Ending 02. Renegade Music 03. Not The Only One 04. Who Do You Trust? 05. Elevate 06. Come Around 07. Feels Like Home 08. Problems 09. Top Of The World 10. I Suffer Well 11. Maniac 12. Better Than Life
Sito Web: http://www.paparoach.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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