Isis – Recensione: Panopticon

Disco immenso. Nebbioso, voluttuoso, avvolto da un’aura grigiazzurra di psichedelia -che rende attiva la mente- e di chitarre da una tonnellata e mezza. ‘Panopticon’, ultima fatica della formazione bostoniana di Aaron Turner -vero genio di ritmiche e melodie oblique ed intrecciate- si colloca in alto, al vertice di un percorso ascenzionale che non pare avere cali o indecisioni, e nemmeno molti antagonisti. Panopticon è il reprise che molti si aspettavano dal capitolo ‘Oceanic’. Altalenante, asimmetrico e vibrante, dai suoni cristallini e con ritmiche progressive, che nel crescendo portano ad altezze vertiginose. Ci mostrano il mondo degli Isis da lontano e da molto in alto, e con sconvolgente nitidezza. Si potrebbe definire come "il disco panottico" in grado di farci vedere tutto, ma tramite l’udito. Se ‘Oceanic’ era il disco che cercava, questo rappresenta senz’altro la fase in cui si trova. Assoluto.

Etichetta: Ipecac / Self

Anno: 2004

Tracklist:
01 So Did We
02 Backlit
03 In Fiction
04 Wills Dissolve
05 Syndic Calls
06 Altered Course
07 Grinning Mouths


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