Pallbearer – Recensione: Heartless

Gli americani Pallbearer tagliano con “Heartless” il traguardo del terzo album in studio, dando un seguito al buon “Foundations Of Burden” del 2014. Il passaggio alla prestigiosa Nuclear Blast non implica novità nel sound del four-piece di Little Rock, che si conferma onestissimo continuatore di un doom metal dai tratti intimi e malinconici, figlio di Black Sabbath, Candlemass, Cathedral e (sotto alcuni aspetti) Opeth prima maniera.

“Heartless” segue la tendenza, inanellando sette canzoni in sessanta minuti di musica, episodi dove è il suonato ad essere preponderante, lasciando alla voce un ruolo tutto sommato marginale se rapportato alla lunghezza dei brani. L’opener “I Saw The End” è immediato esempio della bontà formale dei nostri, che subito giocano sui dialoghi tra le chitarre di Devin Holt e Brett Campbell, anche vocalist e dotato di un timbro giustamente “osbourniano”. Ritmi dilatati e una sezione ritmica monolitica e ricorsiva, sono tratti caratteristici del pezzo, nonché una costante durante l’ascolto.

Le scarse variazioni ritmiche purtroppo non aiutano il dinamismo del platter, di fatto poco, ma la band tende comunque a mantenere viva l’attenzione ricorrendo a leggere soluzioni trasversali come pennellate floydiane di tastiere e chitarre, ad esempio nella lunga suite “Dancing In Madness”, oppure degli ispessimenti parecchio metallici (con tanto di voce gridata) in “Cruel Road” e nella conclusiva “A Plea For Understanding”. Buona anche “Thorns”, il capitolo più snello e diretto, dai tratti cupi e con alcuni riferimenti allo spirito epico dei Candlemass.

Se già conoscete e seguite i Pallbearer non avrete difficoltà ad apprezzare anche il nuovo “Heartless”. La band certo non reinventa sé stessa e non aggiunge nulla di nuovo ai crismi del genere, ma si percepisce chiaramente l’entusiasmo riposto nel progetto e in fondo, squadra che vince non si cambia.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2017

Tracklist: 01. I Saw The End 02. Thorns 03. Lie Of Survival 04. Dancing In Madness 05. Cruel Road 06. Heartless 07. A Plea For Understanding
Sito Web: http://pallbearerdoom.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

6 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Fabrizio

    Boh, io veramente rimango basito. Ma evidentemente è un problema mio se mi aspetto recensioni competenti qua sopra. Scusate il disturbo.

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  2. Fabrizio

    Ahahah. Dai, ti motivo la mia perplessità. La recensione di questo disco è comparsa qualche ora prima della tua su metalitalia (si può citare la concorrenza?). Ci sono tre parole chiave in quella recensione, le stesse che usi pure te. Ozzy (per fare un paragone, anche fuoriluogo direi, con il singer), Pink Floyd e Candlemass (quando si parla di doom sono come il grigio, stanno bene su tutto). Tre cose tre uguali? Un caso? No, dico: UN CASO?
    Vabbè, dai, criptomnesia…sarai andato a dare una sbirciatina e t’è scappata la scopiazzatura per caso…
    Passi pure questo… Però 6,5 a una delle poche band che ha portato una ventata di freschezza in un genere difficile come il doom classico…Una band molto considerata, che ha confermato l’ottimo lavoro precedente ed è anche riuscita ad andare oltre. Insomma…c’era da fare una bella analisi. Toglimi una curiosità: quante volte l’hai ascoltato sto disco, André? Dai…su, a me puoi dirlo…:-)

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  3. Fabrizio

    P.S. Hai presente Patrick Walker dei 40 Watt Sun e dei riformati (grandissimi) Warning? È lì che pesca il cantante dei Palla Bearer

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    • Andrea Sacchi

      Ma certo che si può, anzi saluto gli amici di Metalitalia, devi sapere che non solo copio da loro, ma addirittura faccio scrivere le recensioni a mio fratello più grande che è molto più bravo di me e mi evita anche la fatica di ascoltare i dischi.
      Che devo dirti Fabrizio caro, a te è piaciuto, a me ha tendenzialmente annoiato nella sua rilettura di canoni triti e ritriti, poi pure ben disposti. Comunque non mi sembra affatto di stroncarlo, anzi. Mah…continuità con Patrick Walker ne trovo ben poche, ma mi riservo di ascoltarlo ancora, chissà che non emergano, al di là di tutto hai tirato fuori un paragone interessante.
      Anzi no, lo faccio riascoltare al fratellone e mi risparmio la fatica. Ciao, buona domenica. E vai a messa, peccatore! 😀

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  4. K

    Io non sto a fare tante polemiche, soprattutto sul voto, che è soggettivo. Invito chi legge questa recensione a cercare i due estratti messi​ a disposizione dalla Nuclear Blast e a giudicare se il sound di quest’opera è riassumibile dalle parole “doom metal” e dai paragoni con i nomi citati nella recensione, senza mai parlare dello spiccato lato sperimentale presente.

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