Pallbearer – Recensione: Forgotten Days

Solidi e massicci come da tradizione, tornano per presentarci la loro quarta fatica in studio i nuovi alfieri americani del doom metal. Parliamo naturalmente dei Pallbearer da Little Rock, Arkansas, che in questo primo decennio d’attività sono stati capaci di guadagnarsi una certa attenzione internazionale. “Forgotten Days”, il nuovo disco in questione, si muove agevolmente all’interno delle coordinate a cui il quartetto ci aveva già abituato: nessuna particolare novità quindi, ma la perizia dei nostri, soprattutto in fase di esecuzione strumentale, ne esce confermata.

La proposta della band è al solito debitrice dei fondamentali padrini del genere, Black Sabbath e Candlemass su tutti, seguendo un approccio old-school che funziona in ogni caso bene. Un meccanismo oliato che dà vita a otto composizioni tendenzialmente di durata medio-lunga, per un risultato pregevole e che si fa ascoltare volentieri. I fan del gruppo e i più tenaci esploratori di ogni forma di doom senza dubbio apprezzeranno.

Le melodie malinconiche, sempre notevoli dobbiamo dire, attraversano tutti i solchi del platter, costituendone la cifra stilistica saliente. Caratteristica in netta evidenza che si tratti della opener/title track, della rarefatta “Riverbed” o della conclusiva “Caledonia”. “The Quicksand Of Existing” aumenta un po’ il ritmo, “Rite Of Passage” ci ricorda certi Opeth prima maniera, mentre la lunga e progressiva “Silver Wings” si guadagna la palma di brano più intrigante del lotto.

I Pallbearer sono una band che tende a dividere i giudizi di critica e pubblico e sui quali non regna l’unanimità assoluta: forse è proprio questo fattore a renderli una creatura interessante. Non sarà certo l’ultimo arrivato “Forgotten Days” a cambiare le carte in tavola, ma anche in occasione della sua quarta uscita in carriera il combo americano si difende più che bene. Che li si consideri una delle grandi rivelazioni dell’ultimo decennio o semplicemente dei validi artigiani, i nostri difficilmente lasciano indifferenti.

Matteo Roversi

 

In attività da dodici anni, i Pallbearer di Brett Campbell, Joseph D. Rowland, Devin Holt e Mark Lierly (quest’ultimo approdato alla batteria dopo alcuni vivaci cambi di line-up) si sono fatti portabandiera di un doom melodico profondamente emotivo. “Heartless” (2017), con i suoi scenari crepuscolari, va visto in questo senso come il perfezionamento formale di uno stile, una strada che non potrebbe proseguire ulteriormente senza il rischio di (ri)suonare stucchevole.

Forgotten Days” (Nuclear Blast) nasce quindi dall’esigenza di ripensare la materia musicale con cui i Pallbearer hanno sempre giocato, per esplorare nuovi orizzonti: la mano di Randall Dunn (Sunn O))), Wolves in the Throne Room, ma anche la folksinger noir Marissa Nadler) alla produzione si fa sentire sin dalla titletrack che omaggia i Black Sabbath dell’esordio, con le sue fondamenta di accordi ribassati da cui si erge una melodia ieratica, ma è il mood intero del disco a mostrare una maggiore dinamicità.

La bella linea vocale di “Stasis”, as esempio, che si staglia epica su duelli di riff prima di liquefarsi su accordi di synth stupirà coloro che hanno apprezzato “Heartless”,The Quicksand of Existence” e “Vengeance and Ruination” riallacciano i legami con il doom gotico di Solitude Aeternus e Candlemass, ma è la lunga suite di “Silver Wings” a mangiarsi la scena, alternando crescendo di tensioni a struggimenti per certi versi affini allo struggimento dei Bell Witch.  Rielaborazioni del recente passato (ma non per questo meno interessanti) sono invece “Riverbered” (la più tradizionale ed orecchiabile del lotto ed una delle canzoni migliori del loro repertorio) e la conclusiva “Caledonia”, che mescola abilmente post-punk e doom per otto minuti di grandissimo fascino.

Salutato (giustamente) dalla stampa del settore come il miglior disco doom del 2020, “Forgotten Days” è l’ennesima prova di forza della band, che, come le grandi formazioni del passato a cui si ispira, sa prendersi il proprio tempo per reinventare e perfezionare il proprio suono.

Stefano Protti

Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Forgotten Days 02. Riverbed 03. Stasis 04. Silver Wings 05. The Quicksand Of Existing 06. Vengeance & Ruination 07. Rite Of Passage 08. Caledonia
Sito Web: https://www.pallbearerdoom.com/

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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