Pale Divine – Recensione: Pale Divine

Pale Divine” è il nuovo disco dell’omonima band statunitense, pubblicato da Shadow Kingdom Records. Il platter arriva 6 anni dopo il precedente “Painted Windows Black”. Il sound dalla formazione originaria della Pennsylvania rimane sostanzialmente fedele a ciò che è stato prodotto in 23 anni di carriera: un doom metal tradizionale (Black Sabbath, Saint Vitus, Pentagram, Cathedral, Candlemass, Trouble, ecc…) in cui emergono richiami stoner, grunge, hard’n’heavy (NWOBHM), rock psichedelico e blues. Questo mix si esplica attraverso un buon bilanciamento dei generi di riferimento e sfocia in una proposta musicale personale, che non si limita a reiterare citazioni di mostri sacri del rock-metal. L’approccio dei Pale Divine è fondamentalmente in linea con quello che è lo spirito che anima la scena underground: passione, genuinità, umiltà, rispetto per la tradizione.
La formazione guidata dal cantante/chitarrista Greg Diener, ampliatasi da poco da trio a quartetto con l’ingresso del secondo chitarrista Dana Ortt, rimane, insomma, fedele al proprio indirizzo musicale anche con la pubblicazione di questo quinto lavoro. Il cuore del songwriting degli album del four piece a stelle e strisce è connotato da quest’amalgama di influenze, dalla capacità di costruire linee melodiche efficaci e coinvolgenti e soprattutto dall’intenso guitarwork (riff e assoli come se piovesse), opera del mastermind. Anche questo full length segue la formula oramai consolidatasi in 25 anni di carriera, risultando addirittura ancora più convincente rispetto al disco precedente.

L’opener “Spinning Wheel” ha un groove pazzesco, con un riff massiccio a metà strada tra doom, heavy metal e grunge che ti entra in testa; bello il rallentamento e la successiva parte in stile hard’n’heavy anni ‘70. “Bleeding Soul”, meno articolata rispetto alla precedente, si mantiene su coordinate doom/stoner/grunge. L’amore per la NWOBHM emerge in maniera palese nelle due successive “Chemical Decline” e “So Low”. La prima di queste due tracce mixa Kyuss, Monster Magnet e primi Soundgarden; nella parte centrale, inaspettatamente, si innesca una cavalcata stile primi Maiden: una soluzione che spiazza e sorprende positivamente. Il quarto brano ritorna alle atmosfere doom: fanno capolino echi dei Sabbath, dei C19andlemass e dei Pentagram e il mood, molto settantiano (evidente negli assoli di chitarre e nelle melodie), pervade da cima a fondo la canzone. “Curse the Shadows” è un pezzo più immediato, con il suo approccio a metà tra doom e rock anni ’70. In “Shades of Blue” si ritorna a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70: atmosfere lisergiche, blues, psichedelia e un incedere Black Sabbath al 100%, con un basso che segue le orme di Geezer Butler. Brano senza dubbio molto coinvolgente. Nella settima traccia, “Silver Tongues”, doom e stoner tornano a braccetto; buon pezzo, ma nulla di più. “Ship of Fools” ci fa viaggiare tra blues e southern rock, quasi alla riscoperta di quelle radici che stanno alla base del rock, chiudendo in modo degno un full length tutto sommato efficace e per nulla scontato.

Anche se alcuni brani presentano una struttura più o meno simile, bisogna apprezzare la coerenza musicale dei Pale Divine e il loro approccio reverenziale nei confronti di mostri sacri che hanno fatto la storia della musica. Nonostante qualche passaggio richiami in maniera evidente le band di riferimento, questo loro quinto lavoro è un disco che si lascia ascoltare, che scorre senza intoppi e non risulta noioso. Disco apprezzabile non solo dai cultori del doom.

Voto recensore
7
Etichetta: Shadow Kingdom Records

Anno: 2018

Tracklist: 1. Spinning Wheel 2. Bleeding Soul 3. Chemical Decline 4. So Low 5. Curse the Shadows 6. Shades of Blue 7. Silver Tongues 8. Ship of Fools
Sito Web: https://www.facebook.com/serpentspath/

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