Palace – Recensioni: Binary Music

Come a molti fan del rock melodico, anche al giovane Michael Palace piacciono un bel po’ gli anni ottanta. Un amore che si riflette totalmente nel suo lavoro di musicista e produttore, tanto da esporlo senza rete alla più scontata delle critiche, ovvero la mancanza pressoché totale di originalità. Come per il primo album, anche per questo “Binary Music” vale infatti la regola per cui le canzoni possono essere più o meno sovrapposte a quanto proposto dai grandi dell’epoca, con l’unica differenza che se per “Master Of The Universe” si poteva parlare di hard raffinato e radiofonico, con questo secondo album il nostro ha perso non solo il look (si presenta infatti in modo molto più sobrio e con il capo bello rasato), ma anche il taglio musicale del rockettaro. I brani qui raccolti sono infatti riusciti esempi di AOR ipermelodico, estremamente curato nel dettaglio, figlio di quella scuola che vede maestri come Bad English o Toto (e tanti altri) in cima alla lista e da cui Palace pare avere imparato la lezione in modo davvero eccellente.

Nel complesso si può quindi dire che questo è un album musicalmente più maturo, che non manca del giusto accento sugli hook melodici, ma che ci regala anche una maggiore cura nella scelta degli arrangiamenti e nelle miriadi di piccole finezze nascoste nei dettagli, a partire dalla scelta del suono, fino all’inserimento sempre ben giocato degli assoli e delle variazioni armoniche.

Se fosse un disco ritrovato in un cassetto di un vecchio studio di registrazione, magari inciso nel 1982, potremmo forse parlare di una gemma riscoperta, ma ascoltarlo con la consapevolezza che si tratta di un lavoro registrato oggi, non fa onestamente lo stesso effetto. Anche perché, pur con tutta l’empatia per le scelte stilistiche del bravo Michael, l’impressione è che un poco si sia esagerato. Certo, ripartire dal passato è artisticamente lecito, magari per rileggerlo in modo personale o più moderno (e in questo tante band scandinave stanno facendo scuola), ma riprodurre con tanta cura qualcosa di palesemente già sentito fa l’effetto di un falso di autore… sarà pure una bella opera, ma vista da vicino manca dell’anima che solo l’originale può portarsi dentro.

Difficile dire quindi che “Binary Music” non sia un bel disco (senza dubbio lo è), composto da canzoni godibili e suonato in modo professionale… solo non sono così sicuro che al di là di un piccolo gruppo di fanatici, ci sia così tanta gente la fuori che ne sentisse il bisogno.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Binary Music 02. Tears Of Gaia 03. Nothing Personal 04. Promised Land 05. Love Songs 06. Dangerous Grounds 07. Queen Of The Prom 08. Who's Counting Time 09. Julia 10. To Have And To Hold

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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