Pain – Recensione: Coming Home

Dopo aver unito le forze con Till Lindemann dei Rammstein nella buffonesca band omonima, Peter Tägtgren continua a dedicarsi alle sonorità industrial con i suoi Pain, progetto personale creato nel 1996 come semplice diversivo dagli Hypocrisy e arrivato oggi a venti primavere e otto album in studio, compreso il qui presente “Coming Home”.

Il nuovo disco arriva a cinque anni di distanza dal non certo brillante “You Only Live Twice” e per fortuna ne aggiusta i difetti. Senza rinunciare alla vena un po’ farsesca che contraddistingue la band negli ultimi tempi (basti vedere la cover del Cd, dove il buon Peter si cala nei panni di un esploratore spaziale finito in panne su chissà quale pianeta!), “Coming Home” inanella dieci brani efficacissimi, potenziali singoli dal flavour radiofonico che arrivano subito al dunque grazie a melodie portanti piene di enfasi ma dal notevole impatto emotivo.

In questo senso hanno avuto un ruolo nevralgico gli arrangiamenti sinfonici operati da Clemens “Ardek” Wijers, tasterista dei melodic blacksters Carach Angren e bravo secondo del capitano Tägtgren in questo nuovo viaggio interstellare. E’ tutto chiaro sin dall’opener “Designed To Piss You Off”, brano dal tiro rock’n’roll con delle chitarre grasse ben in vista e un refrain che vi ritroverete a canticchiare insieme a Peter in men che non si dica. La successiva “Call Me”, anticipata da uno spassoso video, è un pezzone gradasso e dal groove nettamente più metallico, con un cammeo vocale di Joakim Brodén dei Sabaton e ancora una volta, un ritornello pericolosamente contagioso.

Potremmo soffermarci su ogni canzone perchè escludendo un paio di momenti incolore, i Pain infilano dei brani godibilissimi, plastificati ulteriormente dalla produzione. Ci limitiamo però a citare “Black Knight Satellite” e “Natural Born Idiot”, due pezzi da novanta davvero irresistibili, ottimo compromesso tra la potenza del metal, il groove della musica techno e la aperture sinfoniche composte da Ardek, quel pizzico “eccessive” ma di ottimo accompagnamento. Altri momenti gustosi sono poi “Final Crusade”, di mansoniana memoria e la semiballad “Starseed” che chiude con un pizzico di malinconia un platter davvero piacevole.

E’ vero, restiamo nell’ambito della musica da evasione, la pretese artistiche dei Pain non sono tanto elevate, ma “Coming Home” diverte parecchio e potreste consumarlo di ascolti.

Pain Coming Home

 

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2016

Tracklist: 01. Designed To Piss You Off 02. Call Me 03. A Wannabe 04. Pain In The Ass 05. Black Knight Satellite 06. Coming Home 07. Absinthe-Phoenix Rising 08. Final Crusade 09. Natural Born Idiot 10. Starseed
Sito Web: http://www.painworldwide.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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