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Pain Of Salvation – Recensione: In The Passing Light Of Day

I Pain Of Salvation sono tornati! Anche se probabilmente non erano andati da nessuna parte, nel senso che i due capitoli a titolo “Road Salt” e “Falling Home” facevano comunque parte di un tassello dell’evoluzione compositiva di Daniel Gildenlöw… a mio parere fuori fuoco, però non voglio ergermi a detentore della verità (ne è già pieno il mondo).

Il ritorno a sonorità intimamente collegate al metal e all’inventiva dei tempi migliori passa anche attraverso il calvario medico passato dal mainman un paio d’anni fa (non a caso nel nuovo logo la parola Pain è scritta a caratteri cubitali) e che ha voluto raccontare in un album bilanciato tra momenti cupi, ritmiche mai banali e melodie ariose; i Pain Of Salvation, dalla loro apparizione sul mercato discografico nella seconda metà degli anni ’90, sono da sempre considerati leader e non follower e il loro sound è sempre stato unico anche quando si è permeato di sentori blues e approcci acustici. Seguendo questo pensiero “In The Passing Light Of Day” non è certamente da meno; le chitarre sono grezze, le vocals umorali e la struttura compositiva intrigante… il primo e unico assolo di chitarra lo troviamo nella settima traccia, a dimostrazione del fatto che gli svedesi non si piegheranno mai a logiche di mercato o genere.

Il riff secco di “On A Tuesday” di cui è difficile seguire il tempo, la doppia cassa inaspettata, il refrain “che solo loro”, il momento raccolto centrale… tutto ciò non può che metterci nella giusta predisposizione per giudicare l’album perché davvero si può parlare di ritorno al passato ma senza dimenticare il percorso intrapreso negli ultimi anni (la parte finale del CD). Insomma si tratta di una super opening track con un Gildenlöw super ispirato ormai da tempo coadiuvato dall’eterea voce di Ragnar Zolberg che riempie ancor di più il suono collettivo.

“Tongue Of God” inizialmente si aggira dalle parti di “Sisters” con un piano malinconico che viene spazzato da chitarre compresse e un’attenzione ritmica sempre spiccata anche se di fatto si tratta di un mid tempo con vaghi sentori sabbathiani. “Meaningless”, già sentita in anteprima, è in realtà un pezzo che Zolberg aveva scritto per i suoi Sign ma che si adattava alla perfezione allo stile di Gildenlöw che ovviamente ha aggiunto il proprio DNA compositivo; potremmo parlare di dark power ballad cantata a due voci ma il pezzo, apparentemente semplice, cresce con gli ascolti e diventa uno dei momenti più a fuoco di un album pieno di diverse sfaccettature.

È infatti impossibile accostare “Silent Gold”, delicata e cupa composizione alla Johnny Cash con i ritmi forsennati di “Full Throttle Tribe”, uno dei picchi artistici dell’album: tempi dispari, vocals sia recitate che urlate, elettronica in sottofondo, una melodia di tastiera sibillina, rumori ambientali che fanno pensare alla camera d’ospedale alla quale Gildenlöw è stato costretto per mesi a vivere ed un refrain epico rappresentano l’essenza dei Pain Of Salvation, band nata per essere sempre un passo avanti in quanto ad originalità.

Léo Margarit pesta sul drumkit come non avevamo mai avuto il piacere di sentire come anche sul finale di “Reasons” altro video già disponibile sulla Rete; questo è un pezzo diretto e interessante per il quale avrei coniato il gioco di parole “Djentle Giant” dato che coniuga cori nello stile della storica progressive band a un andamento tipico del nuovo trend metal degli ultimi anni con il cantato che galleggia su passaggi che sembrano sospesi prima della parte più incazzata con la band che riprende il tema del pezzo all’unisono.

“Angels Of Broken Things” ha un copione decisamente più scarno ma si segnala come detto in precedenza per la presenza degli unici assolo di chitarra dell’album, peraltro di pregevole fattura; anche “The Taming Of A Beast” e “If This Is The End” sembrano rimanenze del periodo “Road Salt” e in generale asciugano il sound ed epurano la componente più moderna non rinunciando comunque all’elettricità. La prima tramite una ritmica quadrata che non si discosta da binari prestabiliti e la seconda che parte settantiana per poi esplodere in un fragoroso finale heavy rock; chiude la lunga title track all’insegna della melodia più rassicurante con un gran gusto dedicato alla linea vocale e un crescendo strumentale tipico dei pezzi di chiusura degli album dei nostri fino a “Scarsick”.

Ovviamente il giudizio rimane zoppicante perché sappiamo quanto la componente lirica sia sempre stata importante nelle composizioni dei Pain Of Salvation, soprattutto in casi in cui le tematiche sono così personali e facenti riferimento alla vita vissuta (un po’ come successe ai tempi di “Remedy Lane”); di sicuro comunque “In The Passing Light Of Day” ha ampiamente ripagato la lunga attesa riconsegnandoci una band estremamente consapevole e unica in un panorama ormai ampiamente abitato da gruppi fotocopia e senza sostanza.

Välkommen tillbaka…

pain-of-salvation-in-the-passing-light-of-day-cover-album-2016

Voto recensore
8,5
Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2017

Tracklist: 01. On A Tuesday 02. Tongue Of God 03. Meaningless 04. Silent Gold 05. Full Throttle Tribe 06. Reasons 07. Angels Of Broken Things 08. The Taming Of A Beast 09. If This Is The End 10. The Passing Light Of Day
Sito Web: https://www.facebook.com/Painofsalvation/

5 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. teo

    djentle giant. genio, eroe, artista 😀 disco mediocre, il migliore da scarsick a oggi ma troppa maniera, troppo riciclo e soprattutto troppa voce insopportabile di zolberg. non è male ma se non fosse uscito nessuno ne avrebbe sentito la mancanza.

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  2. Paul

    A mio avviso dopo Remedy Lane (disco che adoro) non hanno più fatto nulla di particolarmente interessante. E pensare che i primi 4 dischi sono stati sublimi, dopodiché solo lavori carini, ma nulla di esaltante.

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  3. Antonio

    Grandissimo album.

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  4. Marta Korn

    Lo sto ascoltando da una decina di giorni… E mi ci è voluto un po’ per entrarci dentro, lo ammetto. Forse l’unico difetto è la produzione un po’ asciutta. Per il resto, un album fantastico e moderno, zeppo di idee. Onestamente non sentivo un album di questa potenza (non solo a livello sonoro) da parecchio tempo. W la musica, W i pain of Salvation.

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  5. Gigione

    E chi se lo aspettava un disco così???? Pensavo che dopo i Road Salt, che comunque mi piacevano, avrebbero abbandonato per sempre il metal. E invece….. lo sto sentendo da ieri pomeriggio, davvero bello. Ottima recensione.

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