Our Oceans – Recensione: While Time Disappears

Pur essendo già al secondo album, fino ad’ora il nome degli Our Oceans è circolato principalmente nel solo circuito underground per due ragioni: lo scarso appeal commerciale nonostante la bontà della loro proposta musicale e la partecipazione alla line-up live dei Cynic (cult band che ho avuto la fortuna di apprezzare dal vivo in questa formazione ma che non ha mai sfondato al botteghino) prima delle beghe legali e la tragica scomparsa del grande Sean Reinert (al quale questo album è dedicato).

Ex membri degli ostici Exivious (per il loro tendere a certa fusion cervellotica) e dopo il buon debutto omonimo, gli olandesi fanno decisamente un balzo in avanti a livello qualitativo con “While Time Disappears” che ha attirato l’attenzione della Long Branch (interessante divisione della SPV); il loro è un progressive decisamente più metal rispetto all’esordio ma ammantato di malinconia e atmosfere cupe.

Provenendo da formazioni che spaziavano dal jazz al death metal potete intuire quale interessante macedonia musicale ne scaturisca. Già da “Unravel” si nota un notevole miglioramento negli intrecci vocali e nella prova solista di Tymon Kruidenier dietro al microfono; il paragone più lampante è quello con i Pain Of Salvation dei primi anni 2000 che insieme a certe cose dei Leprous sono il punto di partenza e ispirazione dei nostri.

“Weeping Lead” ricorda Jeff Buckley (cantante al quale Kruidenier ha sicuramente acceso qualche cero) con un gran lavoro sulle dinamiche degli strumenti; vale lo stesso discorso, però estremizzato, in “The Heart’s Whisper” dove da un soffuso lavoro di piatti e arpeggi si giunge ad un’apertura accompagnata da note estremamente acute. Le ricercate e rare parti soliste dello stesso Kruidenier ricordano lo stile del mentore Paul Masvidal e di Sam Vallen dei Caligula’s Horse per quel tentativo di non suonare scontate, intrecciando scale classiche ma anche divagazioni fusion.

“Face Them” è, insieme all’opener, il singolo scelto per promuovere l’album e condensa in 5 minuti le peculiarità degli Our Oceans, con una sperimentazione noisy nella parte centrale del pezzo seguita da vocals lancinanti; se si entra in profondità emerge la grandezza di questo pezzo ma anche di una band che finalmente non suona derivativa e prova a suonare qualcosa di innovativo in un genere che inizia a puzzare un po’ di stantio. Non sto parlando di avanguardia, di partiture incomprensibili o di essere rivoluzionari a tutti i costi ma del credere nella possibilità di suonare originali anche nel 2020; il trance di “Your Night, My Dawn” è solo una parte di questo processo a cui dobbiamo iscrivere la ricerca di linee vocali intense e contorte… il tutto peraltro condito da un’autoproduzione davvero ottima (si senta la conclusiva “With Hands Torn Open” a tal proposito).

Avevamo già previsto, sul nostro portale, un futuro pregno di spessore musicale notevole per gli Our Oceans (ora trio) e “While Time Disappears” conferma questa previsioni gettando anzi le basi per potersi prenotare un posto tra le realtà più appetibili del progressive metal odierno.

Etichetta: Long Branch/SPV

Anno: 2020

Tracklist: 01. Unravel 02. Weeping Lead 03. The Heart's Whisper 04. Motherly Flame 05. Passing By 06. Face Them 07. Your Night, My Dawn 08. You Take 09. With Hands Torn Open
Sito Web: https://www.ouroceans.net

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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