Agent Steel – Recensione: Order Of The Illuminati

Nella schiera dei mai domi gruppi riemersi dalle ceneri dell’incendio alternativo che distrusse quel che era il magnifico metal americano gli Agent Steel sono tra le band più credibili. ‘Omega Conspiracy’ era un ottimo rientro e questo ‘Order Of The Illuminati’, anche se privo dell’immediatezza del suo predecessore, riesce a convincere poco a poco sino a farsi apprezzare anche da chi non ama l’immobilismo più radicale. Il sostanziale equilibrio raggiunto tra la necessità di non suonare troppo retrò e la voglia di mantenere inalterate le caratteristiche peculiari di un tempo porta verso la ripresa in chiave moderna di un genere troppo presto accantonato. Il genere si chiama power-thrash e sembra brutto pensare che molti tra i più giovani fatichino ad associare ad una tale definizione un sound specifico. Niente paura, ‘Order Of The Illuminati’ sarà un ottimo punto di partenza, ricco di passaggi melodici ma comunque potente e tirato al punto giusto. Rispetto al passato siamo di fronte però ad un assalto ragionato che non si traduce quindi in sfuriate e urla sguaiate ma preferisce dosare con parsimonia la violenza e non rinunciare alla ricercatezza e alle variazioni tipiche di una band più matura. Bruce Hall è infatti il classico screaming singer ottantiano ma evita fortunatamente gli eccessi fastidiosi del vecchio Cyriis e anche le due asce hanno spesso il buon gusto di non attardarsi sul solito riff schiacciasassi e si aprono spesso ad arpeggi ed assoli tutt’altro che banali. Qualche contestazione viene da farla se pensiamo ad una produzione essenzialmente nitida ma non così ricca di mordente come si vorrebbe e a qualche leggero calo di tensione quando subentrano i brani strumentali, ma per il resto ci siamo davvero. Consigliato.

Voto recensore
7
Etichetta: Scarlet / Audioglobe

Anno: 2003

Tracklist:

Avenger / Ten Fists Of Nations / Earth Under Lucifer / Enslaved / Insurrection / Apocalypse (World Without Windows) / Forever Black / Dance Of St. Vitus / Dead Eyes / Kontrol / Human Bullet


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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