Opeth – Recensione: Sorceress

Incuranti delle critiche ricevute per il repentino cambio di rotta perpetrato da “Heritage” in poi gli Opeth pubblicano il loro dodicesimo e pluriannunciato album intitolato “Sorceress” (prima pubblicazione dell’etichetta di proprietà Moderbolaget in congiunzione con il colosso Nuclear Blast) rimescolando, in parte, ancora le carte.

Infatti dopo il madrigale acustico “Persephone” la title track che parte alla stessa maniera di “The Devil’s Orchard” e “Eternal Rains Will Come” con un organo insistente su una batteria esagitata, lascia spazio ad un riff che potrebbe ricordare i vecchi Opeth ma con altri suoni, altro approccio vocale e divagazioni quasi stoner.

La co-produzione ancora affidata a Tom Dalgety (Ghost, Killing Joke, Royal Blood) ha un retrogusto analogico e old style, scelta che personalmente non approvo in toto visto i suoni “pieni” di cui avevano beneficiato album come “Blackwater Park” o “Ghost Reveries” ma che potrebbe intrigare una fetta completamente diversa di ascoltatori. Qualitativamente inoltre “Sorceress” forse mi sembra un leggero passo indietro rispetto a “Pale Communion”, un lavoro che lasciato macerare nei padiglioni auricolari dà tutt’oggi il meglio di sé.

Bello il divertissement acustico di “Will O The Wisp”, ottimamente interpretato da un Mikael Åkerfeldt sempre più convinto del proprio ruolo di cantante pulito anche se si fanno preferire pezzi più tirati come “Chrysalis” e “Era”; la prima se ce la immaginassimo con growling e chitarre più distorte potrebbe essere un pezzo del vecchio repertorio con le radici ben piantate nell’hard rock di tradizione Deep Purple mentre la seconda è forse il pezzo meglio concepito ed eseguito dell’album.

Personalmente continuo a non ritenere Martin Axenrot un batterista sufficientemente dinamico per la proposta attuale degli Opeth, anche se la sua prova su “Strange Brew” (un altro dei pezzi più convincenti dell’album) è notevole col suo alternare momenti debordanti con altri più blues di chiara scuola Gary Moore.

“Sorceress” va quindi a creare un trittico abbastanza coeso coi due album precedenti, dove Åkerfeldt ha scandagliato in lungo e in largo la propria collezione vintage di LP cercando di assorbire quanto più possibile dalla tradizione progressive e adattarla alle sue visioni musicali; un giudizio oggettivo non può che essere ancora una volta sospeso tra la qualità del prodotto finale e gli intenti del suo creatore (vero e proprio control freak di ogni aspetto inerente l’album) lasciando a voi il giudizio finale su quella che ormai è una nuova incarnazione portata a termine.

Opeth Sorceress

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2016

Tracklist: 01. Persephone 02. Sorceress 03. The Wilde Flowers 04. Will O The Wisp 05. Chrysalis 06. Sorceress 2 07. The Seventh Sojourn 08. Strange Brew 09. A Fleeting Glance 10. Era 11. Persephone (Slight Return)
Sito Web: http://www.opeth.com

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login