Opeth – Recensione: Morningrise

Ogni band ha un proprio album rappresentativo, che definisce in maniera immediata e peculiare lo stile musicale che si vuole perseguire. “Morningrise” degli Opeth, disco uscito nel 1996 per Candlelight Records, pur possedendo tutte le caratteristiche che rendono riconoscibile e distintivo il sound proposto dalla band svedese, non ha mai goduto del meritato successo a causa della sua intrinseca complessità.

Il full length prosegue e amplia il percorso musicale intrapreso appena un anno prima, nel 1995, con il debut album Orchid e rappresenta un tassello fondamentale nello sviluppo dell’Opeth sound. Il songwriting ispirato e intenso del mastermind Mikael Åkerfeldt dà vita a un lavoro in cui la matrice sonora, un prog death blackened metal dalle vocal prevalentemente scream/growl, si dipana in un caleidoscopio di sonorità e atmosfere che attingono al blues, al jazz, al prog rock, al gothic, al folk. I cinque brani dall’insolita durata (tutti oltre i 10 minuti) che compongono il platter evidenziano una volontà di sperimentazione e di ricerca che rifugge da schemi precostituiti tipici della forma canzone. Niente strofe e ritornelli, dunque, ma un costrutto in cui i temi musicali si inseguono, si ripetono e si trasformano; il basso eclettico di Johan De Farfalla funge da sostegno armonico e da raccordo fra le parti, i riff cangianti della coppia Åkerfeldt-Lindgren si alternano e si mescolano a passaggi melodici strumentali, Anders Nordin, con il suo drumming potente e fantasioso, dà vita, insieme al citato De Farfalla, ad una sezione ritmica estrosa e multiforme.
Morningrise” non è uno sfoggio di tecnica fine a sé stesso, ma l’espressione di una sensibilità musicale che lascia libero sfogo alla creatività e all’esplorazione di soluzioni stilistiche innovative.

L’album si apre con “Advent“, brano che in quasi 14 minuti dà prova delle eccellenti capacità di Åkerfeldt e soci. Il testo descrive un incubo, un delirio in cui tutto muta senza soluzione di continuità; il senso di straniamento e smarrimento è sottolineato dal susseguirsi incessante di diversi temi musicali e sonorità. Un intro acustico di chitarra dà il via a un mosaico di stili: riffing death in stile swedish, melodie blues, passaggi jazz e chitarre pesanti si incastrano con fluidità alla grande versatilità e imprevedibilità della sezione ritmica Nordin/De Farfalla e al malvagio growl/scream del frontman.

The Night And The Silent Water” è stata scritta da Mikael in ricordo del nonno, morto durante le registrazioni del disco. Il brano, saturo di nostalgia e di sconforto, si distacca dalla sperimentazione stilistica del precedente. Cambia il registro, il tono è sommesso, come in una vera e propria elegia funebre. Il riff d’apertura, cadenzato, intriso di un’algida e triste solennità, è caratterizzato da un cantato in growl; successivamente, in un nuovo tema musicale, le chitarre costruiscono arpeggi acustici che accompagnano le clean vocals struggenti di Mikael. Il brano si caratterizza per una presenza maggiore della componente melodica. “The Night And The Silent Water” ha una struttura più lineare e tradizionale; il brano non trova spazio nei live degli Opeth fino al 2006, decennale della scomparsa del nonno di Mikael.

Il tratto distintivo di “Nectar“, terza traccia del platter, è il basso pulsante di De Farfalla, che conferisce un groove eccezionale al pezzo con passaggi blues, funky e atmosfere che ricordano i primi Black Sabbath. Riff melodici e swedish death/heavy metal si alternano fra loro, mentre Nordin ricama delle ritmiche perfette che esaltano i cambi di tempo, i rallentamenti e le parti affidate agli arpeggi acustici (a tratti dal sapore folk) delle chitarre. L’approccio prog è molto evidente in questo brano, così come la capacità, presente in tutto il full length, di elaborare atmosfere catchy e coinvolgenti.

Black Rose Immortal“, il brano più lungo finora scritto dagli svedesi, può essere considerato la summa del genio musicale degli Opeth, racchiudendo in sé tutte le peculiarità del loro stile unico e inimitabile. Riff death/black si avvicendano ad arpeggi acustici medievaleggianti; temi musicali differenti si incrociano tra rallentamenti, cambi di tempo e di registro. Spunti dal sapore thrash, ritmiche funky, assoli heavy che ricordano i Maiden e melodie malinconiche supportano la voce di Mikael, che passa dal maligno growl alle clean vocal con grande naturalezza. Un ascoltatore distratto potrebbe pensare al tentativo maldestro e presuntuoso di un musicista alle prime armi; in realtà “Black Rose Immortal” è un brano armoniosamente sperimentale, che evidenzia le grandi potenzialità espressive degli Opeth. In questo “movimento in continuo divenire” tutte le parti sono perfettamente bilanciate e mai giustapposte in maniera artificiosa o manieristica; nonostante non sussista una linea melodica principale che attraversa per intero il brano, vi è una coerenza interna che lega tutti i momenti musicali fra loro.

Anche l’ultimo brano, “To Bid You Farewell“, come già “The Night And The Silent Water“, è ispirato ad un evento personale del frontman: Åkerfeldt scrive il testo dopo aver scoperto il tradimento della fidanzata. Il brano è una ballad pregna di malinconia e rassegnazione. La chitarra acustica costruisce riff blues e languidi assoli; la sezione ritmica segue il mood generale e la voce pulita del frontman contribuisce alla creazione di atmosfere crepuscolari. L’ultimo verso del brano riassume tutta la disillusione e la tristezza di Mikael: We walked into the night / Am I to bid you farewell? / Why can’t you see that I try / When every tear I shed / Is for you?

Morningrise” non è sicuramente il disco più celebre degli Opeth, né il più accessibile. Si tratta di un lavoro che va assaporato, ascoltato più volte, assimilato; un album impegnativo che racchiude mille sfumature e condensa, in poche tracce, la maestria dei musicisti svedesi.

Etichetta: Candlelight Records

Anno: 1996

Tracklist: 01. Advent 02. The Night And The Silent Water 03. Nectar 04. Black Rose Immortal 05. To Bid You Farewell 06. Eternal Soul Torture (traccia bonus nella ristampa del 2000)
Sito Web: http://www.opeth.com/

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