Operation: Mindcrime – Recensione: The New Reality

Si conclude con “The New Reality” la trilogia pensata dal mastermind Geoff Tate per essere presentato sotto il nome non proprio poco ingombrante di Operation: Mindcrime. Dopo tre dischi in tre anni, anche se tutti usciti da una sola session di registrazione, si possono quindi tirare le somme di un progetto dal quale forse lo stesso Tate si sarebbe aspettato qualcosa di più. Ed in realtà anche noi.

Tralasciando le critiche di chi auspicava qualcosa di molto più simile ai vecchi Queensryche, forse neanche del tutto a torto, visto il monicker prescelto, rimane comunque quel poco di amaro in bocca che deriva da un’eccessiva dilatazione e ripetitività di quelle che a tratti sarebbero anche state intuizioni artistiche di tutto rispetto. In questo ultimo capitolo però emergono nuovamente, e forse in modo ancora più decisivo, tutti i limiti già evidenziati nelle uscite precedenti. Ad esempio: un songwriting troppo adagiato su un mood generale che non muta mai e che trasforma la parte musicale in un tappeto, sopra al quale il magistrale Tate si esibisce in tutta la sua bravura interpretativa, in alcuni momenti quasi più recitando che cantando. Il fascino di canzoni come “Wake Me Up” o “Under Control” è innegabile, ma altri brani sono davvero troppo lunghi e eccessivamente criptici, senza mai una concessione alla più banale accessibilità. Se ci si mette poi a sezionare ogni canzone con la giusta attenzione si scoprono tanti piccoli dettagli interessanti, e non si può negare che il desiderio di tirar fuori qualcosa di sinceramente particolare ci sia, ma anche qui, se ragioniamo sulla lunghezza delle tre uscite, spesso alcuni accorgimenti o inserti strumentali finiscono per ricorrere simili nella struttura o nell’armonia. Una ulteriore appesantimento che si poteva evitare.

Il vero problema è, pur avendo i sui momenti azzeccati, che nell’insieme “The New Reality” diventa un bel mattone da ascoltare e, dispiace quasi dirlo, decisamente noioso. Anche volendo evitare un punto di vista esclusivamente metallaro, visto che tutto il progetto si distanzia da ogni cliché di genere, dopo un’ora di ritmi che non decollano quasi mai e vocalizzi che rimangano costantemente su tonalità simili, senza mai un ritornello davvero facile da memorizzare, anche il fan più accanito del grande Geoff comincia ad averne abbastanza.

Una domanda ci sorge spontanea guardando il progetto nel suo complesso: non sarebbe stato più produttivo realizzare un singolo album con le migliori canzoni del lotto, magari scegliendo anche furbescamente quelle più facilmente accostabili all’hard rock o più accattivanti a livello melodico, infilando poi qualche brano più sperimentale (“The Wave” è, ad esempio, molto interessante) per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte? E non mi si venga a dire che non sarebbe stato giusto dal punto di vista dell’Arte, perché senza una dura selezione alla base, spesso fatta più dai produttori che dai musicisti, e senza le giuste scelte a tavolino, non avremmo mai ascoltato molti dei nostri dischi preferiti.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. A Head Long Jump 02. Wake Me Up 03. It Was Always You 04. The Fear 05. Under Control 06. The New Reality 07. My Eyes 08. A Guitar In Church? 09. All For What? 10. The Wave 11. Tidal Change 12. The Same Old Story

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login