Allman Brothers Band – Recensione: One Way Out

Il suo nome è una leggenda, la sua storia comprende tutti gli aspetti necessari ad entrare nel pantheon del rock a stelle e strisce, perfino Frank Zappa ha onorato una sua canzone (‘Whippin’ Post’) con una cover che ormai è un classico al pari dell’originale: dopo trentacinque anni di onorata carriera, Greg Allman potrebbe concedere al suo gruppo il riposo del guerriero e suonare solo per diletto.

Potrebbe… invece continua a far sventolare il vessillo della Allman Brothers Band a forza di concerti travolgenti, performance lunghissime all’insegna del southern-rock-blues dilatato da assoli travolgenti courtesy of Warren Haynes (sì, quello dei Gov’t Mule…) e Derek Trucks, ovvero due signori che sanno come duellare spremendo feeling a profusione ed un tono semplicemente stupendo da un’elettrica, una manciata di valvole e magari da un collo di bottiglia sfregato su sei corde.

‘One Way Out’ è testimonianza live (così come il recente DVD ‘Live At The Beacon Theatre’), della ‘march madness’ 2003, ovvero tredici spettacoli di circa tre ore in diciotto giorni, nello stesso teatro, con un ensemble la cui età media non è certo definibile come adolescenziale.

Ma il punto non è questo, il punto è nella forza della musica, nel calore della voce e dell’Hammond B3 del leader Gregg, in brani che forse non sono (mai stati) rivoluzionari, ma hanno la vibrazione riservata alla classicità delle intenzioni di ‘chi c’era davvero’ quando questa classicità è stata forgiata, non di chi la recupera a posteriori con piglio filologico da competente dottorando.

In breve, lo spirito della vera jam band in perenne trasferimento da uno show a quello successivo perché non saprebbe (ed in ogni caso non vorrebbe) fare altro.

E a chi si sentirà in diritto di obbiettare che alla fine si tratta di niente altro che retorica da vecchia scuola del rock americano fornita ad ascoltatori nostalgici per motivi di anagrafe ci sentiamo altrettanto in diritto di rispondere che, se anche solo di questo si trattasse, il tutto avrebbe senso di esistere, oltre che per la forza e la dignità che emana, perché suona dannatamente bene.

Voto recensore
8
Etichetta: Sanctuary / Edel

Anno: 2004

Tracklist:

CD1:
01.Statesboro Blues
02.Don't Keep Me Wondering
03.Midnight Rider
04.Rockin' Horse
05.Desdemona
06.Trouble No More
07.Wasted Words
08.Good Morning Little Schoolgirl
09.Instrumental Illness

CD2:
01.Ain't Wastin' Time No More
02.Come&Go Blues
03.Woman Across The River
04.Old Before My Time
05.Every Hungry Woman
06.High Cost Of Low Loving
07.Worried Down With The Blues
08.Dreams
09.Whippin' Post


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