Armagedda – Recensione: Ond Spiritism

Piccolo culto dell’underground estremo gli svedesi Armagedda tornano con un terzo album dopo un paio d’anni di silenzio e non esitano a far trasparire le blasfeme intenzioni dietro al progetto. Loro sono tra quelli che hanno portato avanti il concetto originario in modo devoto e silenzioso, restando ancorati ai sotterranei che hanno partorito il credo della fiamma nera, senza cercare il clamore della cronaca o la visibilità dell’immagine. Ovvio che i punti di riferimento più immediati siano Darkthrone e primi Satyricon (‘The Shadowthrone’), anche se ogni tanto sembrano far capolino influenze ancora più antiche: Celtic Frost e Bathory. Non ci sono quasi mai infatti suoni raggelanti e ritmi forsennati: le composizioni si svolgono con ipnotica semi-lentezza e un suono pulito di chitarra garantisce una nitidezza che non si può trovare comunemente nel genere. Scarsa comprensibilmente l’originalità dello stile, rimane comunque una personalità spiccata nel ‘come’ suonare certe cose, fattore che non può essere trascurato quando si decide di seguire la strada della classicità. Non ci sono di fatto enormi differenze tra i singoli brani e questo ci sembra al contrario un limite corposo, ma è anche vero che ascoltando l’album per intero si finisce con il farsi coinvolgere dal feeling che con naturalezza il gruppo riesce a trasmettere anche con poche note e rare variazioni. Davanti a band di tale credibilità si rimane comunque ben impressionati e anche se le innovazioni del genere stanno dando i loro frutti altrove siamo sicuri che nella scena un posto per loro ci sia.

Voto recensore
6
Etichetta: Agonia / Masterpiece

Anno: 2004

Tracklist:

01. Helvetestoner

02. Dopt i oheligt vatten

03. Afsked

04. Aendalyk

05. Doden styr livet

06. Gravgaardspalm

07. Afgrundvisioner

08. Otfaerd


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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