Origin – Recensione: Omnipresent

Per iniziare a descrivere la sesta creatura della band americana Origin si potrebbe partire da quella che potrebbe sembrare la tipica frase di chiusura di una recensione: un album ben suonato, ben realizzato e che non crea particolari difficoltà di comprensione e ascolto. Cercando di percorrere a ritroso anche la tracklist forse si ha la sensazione di essere più vicini agli Origin, quelli che conoscono i fans di lunga data, caratterizzati da canzoni che uniscono complessità e elementi basilari, a tratti grezzi, in modo magistrale. Si perché il primo impatto che si a con “Omnipresent” è straniante, soprattutto se in testa si hanno vecchie canzoni come “Portal”. “All Things Dead” a primo impatto non sembra figlia del genio creativo di Paul Ryan, un’ottima canzone brutal si, ma frutto di una qualsiasi band estrema. Questo finché non arriviamo nelle orecchie a sommare quegli elementi tipicamente Origin: una batteria che suona a velocità mostruosa, riff diretti che intessono melodie a tratti catchy, sweeps, ed un generale impatto devastante. Sebbene il sound appaia “ammodernato”, già dalla prima song possiamo affermare senza tanti indugi che il combo americano è degnamente tornato. Prepariamoci però via via a scoprire un album che contiene molti elementi e molti momenti di diversa natura: old school death metal, thrash, qualche venatura classic, ambient, grind e slam come nella breve “Thrall:Fulcrum:Apex”. Con “Permanence” incontriamo la prima delle tre traccie strumentali, le altre sono “Continuum” ed “Obsolescence”. “Manifest Desolate” con i suoi riff marziali ci fa tornare su corde più brutali, mentre invece “The Absurdity Of What I Am”  rivela nella sua seconda parte quell’attitudine epica ed old school che caratterizza anche “Source Of Icon O” e “Redistribution Of Filth”. Un treno di violenza chiamato “Unattainable Zero” ci travolge prima con una devastante velocità per poi schiacciarci con la pesantezza di riff ben scanditi. Come detto in precedenza, sono gli ultimi due episodi a condensare l’essenza del quartetto statunitense: “Malthusian Collapse” e “Indiscriminate”, quest’ultima si congeda con un’alternanza folle di blast tiratissimo e momenti di stasi. Chicca finale, non presente però nella versione digitale a noi fornita dall’etichetta, la cover di “Kill Yourself” degli S.O.D., quasi a voler ribadire ulteriormente il legame tra il combo e il thrash/death americano degli anni ottanta. Ascoltando e riascoltando le canzoni si riesce ad assimilare meglio e ad apprezzare quell’andirivieni di generi ed emozioni che magari ad un primo ascolto rimane difficile gustare appieno qualora fossimo dei loro fan di lunga data. “Omnipresent” è album moderno che guarda al passato con un tocco di barbara melodia e una valanga di blast beats e gravity tali da poter esaltare anche il brutaller più incallito.

Voto recensore
8
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. All Things Dead
02. Thrall:Fulcrum:Apex
03. Permanence
04. Manifest Desolate
05. Absurdity of What I Am
06. Source of Icon O
07. Continuum
08. Unattainable Zero
09. Redistribution of Filth
10. Obsolescence
11. Malthusian Collapse
12. The Indiscriminate

13. Kill Yourself (S.O.D. cover)

 


Sito Web: https://www.facebook.com/Origin

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