King’S X – Recensione: Ogre Tones

I texani King’s X sono ormai, paradossalmente se si paragona quest’affermazione all’accoglienza che hanno avuto nel rockarama, tanto familiari da risultare prevedibili ma al tempo stesso sicuri. L’originalità del loro sound è rimasta immutata, con il risultato comune a tutte le rivoluzioni, quello cioè di essere assorbite nel sistema. Riconoscibili come pochi altri gruppi in circolazione, Pinnick, Tabor e Gaskill da diversi anni non fanno gridare al vento la parola "capolavoro" con la quale si possono descrivere pietre miliari dell’hard rock come ‘Gretchen Goes To Nebraska’ o ‘Out Of The Silent Planet’, ma non smettono di produrre con costanza ammirevole album di buona fattura. Il loro personalissimo sound poco è cambiato nel corso degli anni, è vero, ma ad ogni loro uscita si respira una salutare aria di freschezza. Non fa eccezione questo ‘Ogre Tones’, in grado di offrire almeno quattro o cinque momenti di classe ed emozione sopraffine.

Molto bene, in apertura, ‘Stay’, mentre davvero di grande effetto sono i cori beatlesiani di ‘Fly’ e della dolce ‘Get Away’, in cui spicca la troppo poco utilizzata voce di Ty Tabor. Tipicamente King’s X le schitarrate in ‘Open My Eyes’, con Doug Pinnick che canta uno dei versi più genialmente cinici di tutto l’album: "What does it take to get to the point when you wanna kill someone?"…così come una efficace intuizione è quella di chiudere ‘Freedom’ con la chitarra di Tabor che sporca e distorce le note dell’inno americano. Certo, idea non originalissima, eppure in questo contesto funziona alla perfezione. Il resto è pura routine per i King’s X, il che significa pur sempre musica di gran classe, per quanto i sussulti non siano più numerosi come una volta.

Considerata la storia del gruppo, non si tratta certo di un apice – né era logico attendersi qualcosa del genere. Si tratta comunque di un album decisamente riuscito, non sempre all’altezza del passato ma a tratti in grado di regalare magia ed emozione come solo una vera rock band sa fare. E la sensazione di un’armonia umana e proprio per questo più vera e degna di rispetto, di un’alchimia non ricercata a tavolino eppure ottenuta in nome dell’arte.

Voto recensore
6
Etichetta: Inside Out/Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist: 01. Alone
02. Stay
03. Hurricane
04. Fly
05. If
06. Bebop
07. Honesty
08. Open My Eyes
09. Freedom
10. Get Away
11. Sooner Or Later
12. Mudd
13. Bam

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