Ancestors – Recensione: Of Sound Mind

Cresciuti a pane e Black Sabbath (ma anche con un po’ di Pink Floyd e Queens Of The Stone Age), i losangelini Ancestors tornano sul mercato discografico con il secondo full length, “Of Sound Mind”. Oltre a due brevi introduzioni di carattere strumentale, le canzoni della nuova fatica del combo californiano sono delle suite lunghe ed elaborate che pagano un forte pegno alla sperimentazione dei primi anni ’70.

La creatura di Tony Iommi aleggia sinistra per tutto l’ascolto, ma il rock duro e sabbathiano, fatto di ritmi compatti e lenti, è spezzato in più parti da lunghi inserti psichedelici, rivelatori di un’anima stoner sentita e ben presente. Qui sono ravvisabili echi dei Pink Floyd, tra ricami di synth e brevi loop elettronici che donano al tutto quel certo “non so che” di acido e oscuro, antico e moderno al tempo stesso. A nostro parere, la band offre il meglio di sé nelle parti più squisitamente doom, rocciose ma orecchiabili e ben strutturate, supportate dalle buone linee vocali del chitarrista/cantante Justin Maranga. Le lunghe parti strumentali, pur costruite con criterio, appaiono spesso sfuggenti e fini a sé stesse, a volte dilatate con troppa insistenza, finendo per essere appetibili solo a una fascia di pubblico ben precisa. Nel complesso il lavoro è comunque buono, ma difficilmente potrà essere apprezzato da chi non è addentro il calderone doom/stoner.

Voto recensore
6
Etichetta: Tee Pee Records

Anno: 2009

Tracklist:

01. From Nothing

02. Mother Animal

03. Not The Last Return

04. Bounty Of Age

05. A Friend

06. The Trial

07. Challenging

08. The Ambrose Law


Sito Web: http://www.myspace.com/ancestorsband

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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