Sleepytime Gorilla Museum – Recensione: Of Natural History

Dadaismo: con Dadaismo si intende un movimento formato da alcuni intellettuali europei emigrati in Svizzera per sfuggire agli orrori della Prima Guerra Mondiale. La parola Dada, che identificò il movimento, non aveva alcun significato, a testimoniare il rifiuto di ogni atteggiamento razionalistico. La funzione principale del dadaismo era quello di distruggere una concezione oramai vecchia e desueta dell’arte, per crearne una nuova e libera.

Futurismo: movimento di matrice italiana, nato nel 1909 grazie all’opera di Filippo Tommaso Marinetti, rifiutava il concetto di un’arte élitaria e decadente, confinata nei musei e negli spazi della cultura aulica. Proponeva invece un balzo in avanti, per esplorare il mondo del futuro, fatto di parametri quali la modernità contro l’antico, la velocità contro la stasi, la violenza contro la quiete.

Sleepytime Gorilla Museum: movimento di culto americano, vissuto nell’ombra e nell’anonimato, che riprese gli intenti dadaisti e futuristi ed operò dal 1916 fino al 1950.

Senza questa introduzione non sarebbe possibile comprendere gli intenti e la natura degli Sleepytime Gorilla Museum, vera e propria reincarnazione musicale dell’originale SGM. Giunti al secondo album, gli americani continuano con il loro assurdo processo artistico, facendo proprie le teorie e le convinzioni dei movimenti di cui sopra. Quello a cui possiamo assistere è di conseguenza un profondo e radicale processo di destrutturazione musicale: suono e rumore perdono ogni loro legame con il concetto di genere predefinito per venire assemblati, rielaborati e sfruttati al fine di ridare libertà all’espressione artistico-musicale. Da ‘Of Natural History’ emergono, per fornire un’idea vagamente precisa, pazze e furiose schegge industrial/metal, intricate evoluzioni melodiche prog, atmosferiche distensioni avant-garde ed inquietanti spoken word. Esempio utile alla causa (ne prendiamo uno a caso, credeteci) può essere ‘Gunday’s Child’, continuo vortice di percussioni "di emergenza" (lattine, legni, carta), voci femminili e maschili, ritmiche e melodie sbilenche, controtempi da mal di testa, violini e chi più ne ha ne metta.

Un calderone così denso da rischiare di divenire dispersivo, dannosamente caotico ed inconcludente. Eppure per i folli SGM sembra uno scherzo dar un senso al tutto e conferire unità ad una forma talmente indecifrabile.

Non smentisce nemmeno il concept, basato sulla teoria di John Kane (bizzarro matematico e filosofo misantropico dello SGM) della tendenza della società umana ad emulare le strutture ed i sistemi vitali degli animali inferiori (insetti, vermi).

Dei veri pazzi consapevoli della propria natura (di pazzi non pazzi che si atteggiano a pazzi per divertirsi e sembrare di essere pazzi, eh), questi Sleepytime Gorilla Museum.

Che qualcuno li fermi, allora.

Ma anche no.

Voto recensore
9
Etichetta: Mimicry

Anno: 2004

Tracklist: 01. A Hymn To The Morning Star
02. The Donkey-Headed Adversary Of Humanity Opens The Discussion
03. Phthisis
04. Bring Back The Apocalypse
05. FC: The Freedom Club
06. Gunday's Child
07. The 17-Year Cicada
08. The Creature
09. What Shall We Do Without Us?
10. Babydoctor
11. Cockroach

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