Angel Dust – Recensione: Of Human Bondage

Certamente non possiamo parlare di gruppo rivelazione o di “new sensation”, in quanto gli Angel Dust continuano ad esistere, fra stop and go, sin dal 1986. Sicuramente possiamo tastare il polso ad una band ancora in stato di grazia, che con questo disco raggiunge il poker d’assi nel post reunion datato 1998, consegnando dopo ‘Enlighten The Darkness’, ‘Bleed’ e ‘Border Of Reality’ il quarto disco centrato. Coordinate che diventano un calderone di riff, taglienti e precisi. Questo è quanto rimane da ‘Of Human Bondage’, il nuovo capitolo nella storia degli Angel Dust. Continuano e mutano, grazie anche all’apporto del nuovo chitarrista Ritchie Wilkinson e forti di una raccolta di canzoni spaccaossa. Inutile tentare, come si fece già erroneamente ed a più riprese, di infilare la proposta dei tedeschi nel calderone power-elicottero, non c’è spazio per i neoclassicismi, per la doppia cassa a tutta velocità, chiara strada senza uscita di troppi gruppi che preferiscono battere sentieri fin troppo esplorati. Piuttosto una vicinanza con quell’entità chiamata Nevermore, come se fosse un ecumenismo musicale posto in essere fra la melodie europea e la violenza americana, quella dei Nevermore appunto. ‘The Human Bondage’ parla chiaro, così come lo fanno anche ‘Inhuman’ (difficile non paragonarla ad una ‘Narcosynthesys’) e la serratissima ‘Got This Evil’. Dirk Thurisch non solo svolge il suo compito, ma infonde un’identità sempre nuova al gruppo, ben supportato dai compagni di squadra che non temono lo schianto e si precipitano con una cattiveria indomita attraverso ogni nota del disco. Buio ed oscuro, come non ci si aspettava dagli Angel Dust, una ottima prova di coraggio e talento nelle pieghe di un genere che da queste parti ha ancora moltissimo da dire, fosse anche rivisitare un successo pop come quella ‘Killer’ di Seal o nell’unico tentativo al di sotto dell’eccellenza, quella ‘The Cultman’ che forse paga lo scotto di essere schiacciata dal carico di ‘Of Human Bondage’, ma è solo un leggero vizio di forma. Continuate pure a sottovalutarli o a considerarli malamente power, nel frattempo gli Angel Dust piazzano un altro colpo da maestro nel panorama Metal. Il problema sarà da gestire sui palchi, dove i cinque non abbasseranno di certo il tiro. Peccato per chi verrà dopo di loro. E adesso smettetela di piagnucolare per gli inserti elettronici, sono messi lì appositamente per rinforzare, alla faccia dei puristi che ancora una volta torneranno con le pive nel sacco. Peccato per chi verrà dopo di loro. Buon inferno.

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media / Self

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: The Human Bondage / Inhuman / Unreal Soul / Disbeliever / Forever / Unite / Got This Evil / The Cultman / Freedom Awaits / Killer


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