Pestilence – Recensione: Obsideo

Terzo album per i Pestilence del nuovo millennio, che, dopo le alterne fortune, di critica e pubblico, dei precedenti “Resurrection Macabre” (2009) e “Doctrine” (2011), ci riprovano con “Obsideo”, nuova fatica all’insegna del loro caratteristico thrash-death di ottantiana memoria.

Ed i maggiori limiti, così come le migliori virtù, dei Pestilence 2.0 stanno probabilmente tutte qui, in un sound subito riconoscibile, concreto e determinato a far valere le sue indiscutibili capacità (fra le quali si segnala il drumming forsennato dell’autorevole David Haley, già con Blood Duster, Psycroptic e The Amenta), ma per gli stessi motivi troppo ancorato al suo stesso passato, ripetitivo, imbolsito da (forse involontarie) eccessive assonanze compositive.

Sostanzialmente dimentichi delle discusse influenze jazz-fusion del pur valido “Spheres” (1993, tipico album della discordia, che ha però rappresentato un’ottima variante al loro canone), Mameli e Uterwijk si ripresentano con ciò che viene loro più spontaneo, ovvero tonnellate di riff graffianti e groovy (“Soulrot”), ricche di quegli stop&go, accelerazioni e fughe solistiche (“Distress”, “Aura Negative”) che proprio i Pestilence hanno contribuito a codificare, attraverso lavori prototipici come “Consuming Impulse” e “Testimony Of The Ancients” (1989 e 1991).

Gli olandesi appaiono senza dubbio in forma e ben disposti all’azione, a giudicare dall’incessante assalto frontale di questi dieci brani, concreti e granitici, come il ringhio del leader di sempre Patrick Mameli, opportunamente in primo piano nel mixing, accanto alle chitarre, in un modus operandi di chiaro stampo ottantiano, esattamente come ogni altro aspetto di questa release.

Come già sottolineato in apertura, il grosso delle perplessità e riserve sui Pestilence di “Obsideo” risiede nell’opportunità e nella significatività di una proposta che si limita sostanzialmente a rileggere se stessa a distanza di tempo, in un revival per forza di cose auto-citazionistico e auto-indulgente, che nel migliore dei casi può offrire una mezzora abbondante di intrattenimento metallico, ma poca sostanza, e certamente zero novità.  Chi s’accontenta…

Voto recensore
6
Etichetta: Candlelight Records

Anno: 2013

Tracklist:
01. Obsideo 04:06
02. Soulrot 03:28
03. Transition 03:14
04. Necromorph 03:23
05. Laniatus 03:14
06. Distress 03:59
07. Superconcious 03:33
08. Aura Negative 03:43
09. Saturation 03:13
10. Displaced 03:23

Sito Web: https://www.facebook.com/Pestilenceofficial

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