Cradle Of Filth – Recensione: Nymphetamine

Comunque vada sarà un successo… Oppure no? Una nuovo uscita della band inglese ha come uniche certezze il numero elevato di copie vendute e lo strascico di polemiche che si porterà dietro il suo passaggio nei negozi, ma questa volta gli elementi di novità su cui discutere sono veramente pochi. ‘Nymphetamine’ arriva dopo un album ampolloso ed iper-prodotto come ‘Damnation And A Day’ e si pone subito agli antipodi. Una produzione (affidata al duo Colin Richardson/Rob Caggiano) tanto compatta e metallica da non poter essere criticata eppure talmente poco personalizzata sul gruppo da potersi confondere con mille altre. Le stesse song sono quanto di più diretto ed orecchiabile i Cradle abbiano prodotto in carriera: ‘Gilded Cunt’ è un’apertura energica ma che più scontata non si potrebbe, un brano che abbiamo già ascoltato in salse diverse in tutti gli album del gruppo. Più interessante ‘Nemesis’: un mix di goth-doom e thrash che trova anche un quasi-ritornello memorizzabile. ‘Gabrielle’ è invece nuovamente puro deja-vu, essendo un brano classicamente giocato sull’alternanza riffing serrato/apertura semi-gotica e screaming strozzato. Prima song su cui si può trovare una qualche novità è ‘Absinthe…’ che mette in mostra una tonalità cupa e una lentezza che si potrebbero tranquillamente definire doom-metal. La title track è invece un brano che riprende le strutture più complesse da mini-suite del periodo ‘Cruelty And The Beast’ anche se rinuncia al suono estremo di un tempo a favore di un’inclinazione melodica tra il metal classico e il gothic che lascia di stucco se la si pensa prodotta da una band come i Cradle Of Filth. Nulla si muove nella strumentale e un piuttosto inutile ‘Painting…’, ma nemmeno nella successiva ‘Medusa…’, song che assomiglia molto ad un’accozzaglia di riff strappati forzatamente da un disco metal a caso degli ultimi vent’anni e attaccati senza molta cura. Molto meglio il seguito con ‘Coffin Fodder’, brano in cui si nota con clamorosa evidenza l’influenza dei Mercyful Fate e della NWOBHM. Fiacche e ripetitive ‘English Fire’ e ‘Filthy Little Secret’ (una banale canzone metal con vocals urlate), ma decisamente più riuscite le ultime due song, con una tirata, variegata e melodica ‘Swansong For A Raven’ e la finalmente violenta ‘Mother Of Abominations’, unico brano del disco in cui si può trovare qualcosa che assomigli vagamente ad una ritmica o ad un suono black-metal . Un bilancio che rimane in positivo grazie alla prestazione efficace della band e alla bontà innegabile di almeno metà delle song, ma è impossibile non sottolineare che in questo album tutto(o quasi) suoni un po’ troppo sentito. Una ‘normalità’ che per una band dell’importanza dei Filth è sinonimo di stallo creativo preoccupante.

Voto recensore
6
Etichetta: Roadrunner / Universal

Anno: 2004

Tracklist:

01. Satyriasis (Intro)

02. Gilded Cunt

03. Nemesis

04. Gabrielle

05. Absinthe With Faust

06. Nymphetamine (Overdose)

07. Painting Flowers White Never Suited My Palette

08. Medusa and Hemlock

09. Coffin Fodder

10. English Fire

11. Filthy Little Secret

12. Swansong For A Raven

13. Mother of Abominations

14. Nymphetamine Fix (bonus track)


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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