Nuclear Assault – Recensione: Game Over

Siamo nel lontano 1986, il virulento verbo thrash metal si sta espandendo a macchia d’olio in tutto il mondo e gli States forniscono la maggior parte delle leve a questa nuova, giovane e aggressiva milizia sonora: tra loro inizia a distinguersi una formazione che, insieme ad altre (Suicidal Tendencies, DRI ecc…), sta tentando con successo di mantenere un certo legame con l’hardcore made in USA, alla cui fusione con l’heavy classico di origine europea si deve la nascita del genere: è in questo brulicante contesto che vede la luce il seminale “Game Over“.

Per coloro che non lo sanno, ma che l’avranno già intuito dalla premessa o dalla bellissima copertina, il debutto sulla lunga distanza dei Nuclear Assault (il cui titolo riprende i giochi arcade di quegli anni) è una vera e propria pietra miliare del thrash, un micidiale mix di riff iper-veloci, drumming lineare e scream aggressivo e ringhioso e, come si può facilmente dedurre dai titoli dei pezzi, estremizza non poco le liriche di disperata protesta sociale che fino a quel momento avevano contraddistinto l’hardcore più politicizzato. Le grida di John Connelly (primissima voce degli Anthrax) esagerano in chiave apocalittica le angosce da guerra fredda paventate dai mass-media di quegli anni, e se la sua graffiante chitarra si incastra alla perfezione con quella di Anthony Bramante nel generare riff letali, il basso del veterano Dan Lilker (che l’anno prima aveva lasciato gli Anthrax e co-fondato gli SOD, e che 4 anni dopo fonderà gli essenziali Brutal Truth) lascia laceranti impronte hardcore, mentre Glenn Evans martella le pelli senza tregua.

Si inizia con una veloce e agguerrita intro strumentale, e dopo l’azzeccata serie “Sin” (strepitosa) / “Cold Steel” / “Betrayal” / “Radiation Sickness” trovano spazio anche il crust-hardcore anticlericale di “Hang The Pope” e di seguito la bella “After The Holocaust“, più strutturata delle precedenti, a chiudere quello che fu il lato ‘A’. Passando all’altra facciata troviamo “Mr Softee Theme“, brevissima, inedita rappresentazione sonora (canzonatoria, ovviamente) della tranquillità americana; seguono la potente “Stranded In Hell“, l’incalzante “Nuclear War“, l’hardcore-punk di “My America“, la trascinante “Vengeance” e una traccia conclusiva che parte arpeggiata per svilupparsi secondo standard tipicamente heavy e chiudersi poi con un’immancabile tirata finale. Nota a margine: in aggiunta ai pezzi appena descritti, nella versione in cassetta figurava anche la breve traccia crust “Lesbians“, ripresa poi in alcune delle ultime ristampe.

Avrete capito che il platter è un must senza riserve, un esempio di impetuosa e integra violenza thrash(core) nella sua essenza primordiale e incontaminata, scevra da qualsiasi spirito commerciale, che al tempo non passò certo inosservato e che a tutt’oggi conserva intatta la sua potenza: un disco da aggiungere alla vostra collezione metallica, senza se e senza ma. Disponibile in varie edizioni, vi suggeriamo di procurarvi una di quelle comprensive del successivo mini “The Plague”, altro capolavoro, che ne costituisce la prosecuzione ideale (con tanto di “Game Over” come opener…)

Nuclear Assault - Game Over

Etichetta: Combat Records

Anno: 1986


Sito Web: https://www.facebook.com/NuclearAssaultOfficial/

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Leo72

    Ho ancora i primi 33 giri dei Nuclear Assault, compreso questo. Dischi fantastici

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