Recensione: Suspended in Reflections

Ci sono voluti quasi 6 anni da quel In Dreams And Time, ma alla fine gli americani Ancestors sono riusciti a partorire il seguito di quell’opera di doom psichedelico. 6 anni dopo Daniel Pouliot, Jason Watkins (nuovo della combriccola e proveniente dai Silver Snake) e Justin Maranga tornano a picchiare durissimo con il nuovo “Suspended in Reflections”.

Un sound profondo, quasi proveniente da un’altra galassia, e già la prima “Gone” è merce di una bellezza rara. Trame di chitarra che si vanno a fondere con il passo pesante e marziale della batteria, ed una voce che sembra provenire dalle profondità dello spazio, uscendo dal grande vuoto che circonda i misteri del cosmo.

E quei misteri passano attraverso la successiva “Through a Window”, e rallentano, diventano impercettibili di fronte alla rete di note densa che il trio produce. Crescono d’intensità con il passare dei secondi, aumentando l’urgenza di chi suona e cita (quasi) direttamente i Pink Floyd ma con una intensità strumentale maggiore. Come le onde che si vanno a spezzare in mille pezzi sugli scogli, come una frenata improvvisa che lascia sospese tutte quelle note che fino a pochi istanti prima venivano suonate con veemenza.

Quando i nostri toccano i lidi di “Lying Into The Grass” si sente ancora più forte l’impronta del gruppo inglese, si sente forte anche l’ispirazione e l’apprezzamento del trio nei confronti degli Anathema (periodo “We’re Here Because We’re Here”) Arrangiamenti sospesi, note lasciate vibrare quasi nel vuoto ed una voce che emerge dal mare di note disperata, drammatica.

”Into The Fall” e “Release” sono quasi due canzoni unite, che si incastrano l’una dentro l’altra e con quell’organo che sembra voler omaggiare gli spazi infiniti di “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick fino alla sorpresa quasi Jazz nell’ultimo minuto di musica.

Passo finale con the “The Warmth Glow”, coltello che come la musica accarezza la pelle, per poi conficcarsi nelle carni seguendo l’urlo di un chorus disperato. Un crescendo epico, con la musica che sembra ripartire verso l’infinito.

Brillanti ed intensi. Un percorso verso l’infinito che non può lasciare indifferenti gli ascoltatori. Tra i migliori dischi dell’anno.

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Pelagic Records

Anno: 2018

Tracklist: 1 - Gone 2 - Through a Window 3 - Lying in the Grass 4 - Into The Fall 5 - Release 6 - The Warm Glow
Sito Web: https://www.facebook.com/ancestorsband

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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