Novena – Recensione: Eleventh Hour

Con la pubblicazione di Eleventh Hour, i Novena, band capitanata da Ross Jennings degli ormai celeberrimi Haken, sono pronti a farsi conoscere sul serio dal pubblico. Con l’uscita di “Secondary Genesis”, EP risalente al 2016, gli inglesi avevano dimostrato di avere tanto potenziale per brillare nel panorama Progressive e questo debut-album ce ne dà la conferma. Una band giovane, sì, ma formata da musicisti con una certa esperienza che vogliono dimostrare tutta la loro maturità attraverso uno lavoro molto particolare e sicuramente impegnativo. I Novena, infatti, con Eleventh Hour ci propongono tutto ciò che si potrebbe desiderare da un album Progressive. L’ascoltatore può godere di testi curati e profondi, assolutamente non banali e scontati, legati ad un sound complesso e articolato, con numerosi cambi di stile, frasi complesse e influenze sinfoniche. Non manca certamente la componente Metal, che riesce a donare la giusta aggressività e ferocia anche ad un album come questo.

Prima di analizzare i brani, è doveroso soffermarsi sull’artwork di Eleventh Hour, realizzato da Simon Atkinson. Un orologio ottocentesco che, ovviamente, presenta le lancette ferme sull’undicesima ora e che, grazie anche agli eleganti colori utilizzati, ci introduce allo stile musicale proposto dai Novena.

La breve opener “22:58” è fondamentalmente un insieme di effetti sonori che rimandano all’idea di un individuo intento a raggiungere una porta al cui interno è possibile udire dei cori angelici. I cori diventano più percettibili nella successiva “22:59”, introducendo un brano che lega in modo magistrale un soft-Prog guidato dalla soave voce di Jennings a frasi aggressive dominate da chitarre pesanti e dal growl di Gareth Mason. Molto presenti sono gli assoli elaborati e veloci tipici del genere. L’album mantiene un tiro costante fino a “Sail Away”, una low-tempo molto suggestiva e sognante che precede quella che è probabilmente la perla del debut-album della band inglese: “Lucidity”. Delle dolci note di pianoforte vengono bruscamente spazzate via da un Mason più cattivo che mai, ma le ritroveremo più avanti. La dualità che offre il pezzo, infatti, soprattutto grazie al gioco di voci dei due vocalist, è impressionante. Diventa davvero difficile riuscire ad immaginare come proseguirà il brano, i Novena ci stupiscono minuto dopo minuto. La spagnoleggiante e articolata “Corazón” è una piacevole sorpresa, incredibilmente inaspettata e che quasi “spezza” la costanza creata dal Progressive Metal di stampo moderno proposto dai nostri, regalandoci intermezzi di musica iberica con tanto di cantato in spagnolo. Eleventh Hour ritorna sulla carreggiata iniziale concludendosi con la meravigliosa “Prison Walls”, una suite da ben quindici minuti ricca di molteplici sonorità, lyrics potenti e governata da un’atmosfera di pazzia interiore, ribellione e rabbia. Un’ottima conclusione per un album dai mille volti.

Tirando le somme, Eleventh Hour si rivela un album ben fatto e sicuramente molto maturo. Dieci brani per la bellezza di un’ora e tredici minuti, ciascuno dei quali nasconde una piacevole sorpresa per l’ascoltatore e, nonostante l’eccessiva durata di alcuni pezzi, il tutto risulta molto godibile e allo stesso tempo divertente, mai monotono. I Novena sono riusciti a creare il connubio perfetto tra un Progressive delicato e melodico, con numerosi riff in stile Prog Rock anni ’70 e un sound più accattivante e moderno, con passaggi travolgenti e vocals da brividi. I nostri si rivelano capaci anche per quanto riguarda le tematiche e i testi inseriti nel loro debut-album, dimostrandosi una band che saprà farsi strada molto in fretta.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. 22:58 02. 22:59 03. Sun Dance 04. Disconnected 05. Sail Away 06. Lucidity 07. Corazón 08. Indestructible 09. The Tyrant 10. Prison Walls

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