Novembers Doom – Recensione: Nephilim Grove

Non è chiaro perché i Novembers Doom abbiano fallito nell’ottenere una fama di maggior rilievo nel panorama death/doom (posizione ora occupata da gruppi come Swallow the Sun e Barren Earth). Il gruppo di Paul Kuhr (cantante ed unico membro fondatore rimasto nella formazione) propone un esempio del genere particolarmente influenzato dai Paradise Lost che pesca occasionalmente dai giri folk degli Opeth e dalla pesantezza dei My Dying Bride, ma già dal debutto “Amid Its Hallowed Mirth” era chiara la forte personalità del loro sound. La formula fu perfezionata nel loro lavoro definitivo, “To Welcome the Fade”, dotato di un’accessibilità in grado di attrarre anche potenziali sostenitori dell’alternative. Eppure, a partire da “The Novella Reservoir” ritornarono ad sound più “pestone” e groove, ma l’ispirazione e le dinamiche dei loro album precedenti era ormai andata.

Un semitono dissonante apre la prima traccia, “Petrichor”, e già si ha l’impressione di sentire una possibile influenza dai Dream Theater nell’uso di ritmiche in doppia cassa con riff che cambiano di continuo e armonie vocali quasi sempre clean (perché quello nelle strofe sembra più un growl intonato che altro), mentre la title track include arpeggi allo stesso tempo melodici e sinistri. Il resto delle canzoni si basa più o meno sulle stesse ritmiche e melodie, con qualche momento di spicco (gli arpeggi di settima maggiore in “The Clearing Blind“, la finale “The Obelus“, stranamente simile a certi lavori dei Symphony X), e un po’ di piattezza in generale.

I Novembers Doom rimangono tuttora un gruppo di buona qualità, ma è da più di un decennio che sembrano essersi adeguati in una zona confortevole in cui thrash, power, gothic e metalcore si incrociano più volte: spesso questo marasma risulta indefinito o non riesce a tirare fuori canzoni memorabili come in uno qualsiasi dei loro primi cinque album. Goffo, poco diretto e tendente ad una zona grigia che minaccia più volte di renderlo inefficace, “Nephilim Grove” è un lavoretto dedito più ai fan che altro.

Etichetta: Prophecy Productions

Anno: 2019

Tracklist: 01. Petrichor 02. The Witness Marks 03. Nephilim Grove 04. What We Become 05. Adagio 06. Black Light 07. The Clearing Blind 08. Still Warmth 09. The Obelus

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