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Novembers Doom – Recensione: Hamartia

Gli americani Novembers Doom tornano sul mercato discografico con “Hamartia”, decimo studio album del five-piece di Chicago, attivo dal 1989 (per tre anni con il nome di Laceration) e annoverabile tra i prime movers di quella scena che rese oscure e malinconiche le sonorità del death metal, creando un ibrido gothic/doom che fu solo l’inizio di un panorama musicale longevo e creativo.

Forse meno noti ma assolutamente contemporanei ad acts come Paradise Lost, Anathema, My Dying Bride, Katatonia e i nostri Novembre, i Novembers Doom hanno preferito un’evoluzione molto più lenta, restando legati con fierezza ai risvolti intransigenti del genere, pur proponendoli sempre con credibilità e sincera attitudine.

Va da sè come anche il nuovo “Hamartia” escluda troppe sorprese e confermi questa idea di un gotico oscuro, muscolare e soffocante, dove i pezzi hanno spigoli affilati, un flavour molto legato ai nineties e la ricerca melodica, sebbene esistente non consista in altro se non nel ricorso alle tastiere e alla voce pulita. Il tutto però funziona ancora molto bene e a valorizzare il caratteristico alone ruvido del gruppo, interviene l’esperto Dan Swanö, garanzia di qualità assoluta sul versante produttivo.

“Hamartia” scorre nella massima sicurezza mostrando quanto buona e ancora attuale sia la formula sonora dei Novembers Doom. L’opener “Devils Light” è un brano di puro e semplice death metal dai toni malinconici che attraverso le ritmiche serrate valorizza la voce intensa di Paul Kuhr e i dialoghi tra le chitarre, che spesso ritagliano la spazio per assoli avvincenti e drammatici.

Ancora una forte impronta death in “Apostasy” e nel singolo “Zephyr”, entrambe però intervallate da stacchi dove la voce diventa un pulito baritonale e i ritmi rallentano, molta più melodia invece nella riflessiva “Ghost” e in “Miasma”, dove entrano parti di voce femminile. Come di consuetudine nella discografia recente del gruppo non manca un brano di natura “sperimentale”. Questa volta è la titletrack, una canzone acustica dove abbondano i synth.

Romantico e crepuscolare, “Hamartia” conferma tanto il valore quanto il fiero immobilismo dei Novembers Doom, sempre un’ottima scelta per gli amanti di queste sonorità autunnali.

Voto recensore
7
Etichetta: The End Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Devils Light 02. Plague Bird 03. Ghost 04. Ever After 05. Hamartia 06. Apostasy 07. Miasma 08. Zephyr 09. Waves In The Red Cloth 10. Borderline
Sito Web: http://www.novembersdoom.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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