Judas Priest – Recensione: Nostradamus

Per ascoltare questo disco sono necessari, per non dire fondamentali, una buona dose di pazienza e un’altrettanto buona dose di apertura mentale. Pazienza perché il disco dura complessivamente oltre due ore, e non oso pensare a chi si è procurato la versione deluxe in doppio CD e triplo vinile, apertura mentale perché un fan irriducibile dei Priest come tutti li conoscono sarebbe tentato, molto probabilmente, di prendere il doppio CD, il triplo vinile e magari anche lo stereo, e di gettare tutto dalla finestra. Passi l’idea del concept album, un episodio a cui tutti approdano prima o poi, di solito con buoni risultati, passi anche l’idea di parlare di Nostradamus, probabilmente uno dei personaggi più inflazionati della storia, anche in virtù del fatto che la sua vita e le sue misteriose profezie hanno da sempre solleticato le curiosità di tanti, passino anche i mastodontici arrangiamenti orchestrali…ma dov’è andato a finire lo stile che da sempre ha caratterizzato questa band? Dove si è nascosto Rob Halford, che in “Death” tenta un’escursione vocale in salita e fallisce miseramente, rendendoci consapevoli dei limiti che ormai sembra avere raggiunto? Dove sono i riff e gli assoli di Glenn Tipton, dato che il primo assolo degno di portare questo nome (anche piuttosto piacevole, in verità) si trova ancora una volta in “Death”?

Questo è il punto fermo: “Nostradamus” è totalmente differente da quello a cui i Judas Priest hanno abituato tutti nel corso della lunga e produttiva carriera. A questo punto si rientra nell’annosa questione che da sempre attanaglia questo mondo: meglio rinnovarsi o rimanere fedeli a se stessi fino alla morte? Perché in fondo questo è un rinnovamento. Forse è una parentesi che non si ripeterà, forse è solo l’inizio della fine, forse i seguaci delle nuove tendenze del metal stanno già preparando le asce (o le mitragliatrici?) per mettere al muro i giurassici Judas Priest e i loro fan, cercando di convincerli proprio grazie a “Nostradamus” che questo gruppo ormai non ha più niente da dire. Forse invece resterà un episodio controverso ma isolato, uno sfizio che la band voleva e poteva togliersi e che gli amanti delle rock opera, delle commistioni fra metal e musica classica non potranno non amare alla follia. Lo sapremo solo fra un po’ di tempo. I dati per ora parlano di un disco dove gli arrangiamenti orchestrali abbondano, tra sfoggio di fiati, archi e tastiere, dove la chitarra spesso si limita ad accompagnamenti acustici, e dove sicuramente l’eliminazione di alcuni brevi pezzi strumentali (come “Awakening” o “Solitude”) avrebbe contribuito ad alleggerire un po’ la solennità, a volte veramente eccessiva, di tutto l’album. Gli amanti del metal classico dovrebbero comunque trovare una piacevole sorpresa nell’ascolto di “Persecution”, che nonostante contenga anche gli elementi sopra citati, rispecchia maggiormente quelle che sono le caratteristiche classiche del sound dei Judas, con un altro assolo di chitarra degno di questo nome e alcuni tentativi di acuto da parte di Halford, con risultati apprezzabili. Anche la seconda parte dell’album contiene un brano veramente degno di nota, ovvero “Alone”, in cui stili sinfonico e più puramente metal si intrecciano in un incedere lento e solenne dove anche la voce di Halford fa la sua parte. Man mano che si avanza sembrerebbe che l’album acquistasse qualche connotazione maggiormente più heavy, ma sono solo sussulti sporadici. C’è comunque qualcosa di buono anche in tutte queste parti lente; ad esempio “Calm before The Storm” è una ballad dal ritmo abbastanza semplice, che però emoziona già dal primo ascolto. Assolutamente da evitare invece il tanto pubblicizzato ritornello in italiano di “Pestilence And Plague”, queste cose pacchiane è meglio lasciarle ai Manowar.

Nostradamus” è quindi un disco molto difficile da valutare obiettivamente. Va consigliato a chiunque ami le rock opera, collocandosi a metà strada fra le maestosità epiche di “Avantasia” e la totale mancanza di idee di “Saana”, ma va consigliato anche a chi ha fatto dei Judas il proprio cavallo di battaglia, a condizione che nessuno inizi a dire “eh, ai miei tempi…”. Nostradamus profetizza un grande successo di vendite e un sacco di controversie, ma se non fosse così non staremmo parlando di uno dei gruppi più importanti degli ultimi 30 anni, no?

Etichetta: Epic

Anno: 2008

Tracklist:

CD 1:

01. Dawn of Creation

02. Prophecy

03. Awakening

04. Revelations

05. The Four Horsemen

06. War

07. Sands of Time

08. Pestilence And Plague

09. Death

10. Peace

11. Conquest

12. Lost Love

13. Persecution

CD 2:

14. Solitude

15. Exiled

16. Alone

17. Shadows In the Flame

18. Visions

19. Hope

20. New Beginnings

21. Calm Before the Storm

22. Nostradamus

23. Future Of Mankind


anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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