Northlane – Recensione: Mesmer

A sorpresa arriva il nuovo album dei Northlane, intitolato “Mesmer”: un regalo della band australiana che su UNFD Records e con l’aiuto del produttore David Bendeth (Bring Me The Horizon, Paramore, A Day To Remember) fa vedere la luce ad undici brani in bilico fra metalcore melodico e post-core.

Ora, non è facile risultare credibili e non far storcere il naso, a causa dell’inflazione di gruppi del settore, ma il quintetto composto da Marcus Bridge (vocals), Jonathon Deiley e Josh Smith (chitarre), Alex Milovic (basso) e Nic Pettersen (batteria) matura rispetto al precedente “Node” del 2015 e trova una via personale, frutto di un incontro fra melodia, cattiveria, influenze djent e una presenza mai stancante di suoni di synth. Non è facile, assolutamente, e anche la descrizione può far pensare a un indigesto o troppo furbo mix per le orecchie ma in realtà ci si trova di fronte a un CD godibilissimo, fresco e coinvolgente. I riff dispari di chitarra e la gran pacca strumentale in apertura di “Citizen” chiariscono subito le intenzioni della band, rimarcate dalle variazioni di “Colourwave” che si sublimano in un’apertura melodica perfetta del ritornello, nel momento sospeso e riflessivo e nella ripresa finale della diabolica melodia incontrata al principio. Strofa soffusa ed equilibrio guidato dal basso in “Savage”, col suo ritornello non immediato ma che rimane impresso come le melodie avvolgenti ed il respiro più alternative di “Solar”; prova vocale notevole in “Heartmachine”, che fa percepire a pelle l’emozionalità del gruppo, l’introspezione e i chiaroscuri sottolineati anche dalla parte lirica di questo “Mesmer”.

Spunti djent affiorano in “Intuition”, dall’inizio ruvido e dalla voce cruda che accompagna un’accelerazione ritmica ben architettata, alla quale succede “Zero-One”, aperta dall’accoppiata basso e batteria che si palesa in maniera morbida per poi preseguire in una direzione più particolare, fra il tempo sincopato del drumming ed i suoni liquidi di chitarra, in un climax centrale che dà vita a una partitura che prende una piega ipnotica ed esplosiva, di sicuro fra gli episodi più riusciti del lavoro. La ritmica scandita unita alla melodia pura ma non banale di “Fade” anticipa la più nervosa “Render”, che trova requie soltanto verso il finale; purezza cristallina nella varia e sognante “Veridian”, prima della conclusiva “Paragon”, che parte soffusa e diventa rabbiosa con una chitarra in secondo piano che fa da controcanto al resto degli strumenti.

I Northlane riescono nell’impresa di comporre un album orecchiabile ma non immediato, potente al punto giusto e che ascolto dopo ascolto assume sfumature diverse: impresa non facile ma completamente riuscita e matura sotto ogni punto di vista per il quintetto di Sydney.

Voto recensore
8
Etichetta: UNFD Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Citizen 02. Colourwave 03. Savage 04. Solar 05. Heartmachine 06. Intuition 07. Zero-One 08. Fade 09. Render 10. Veridian 11. Paragon
Sito Web: http://northlaneband.com/

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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