Housebreaking – Recensione: Non Siamo Rockstar

Chi sono gli Housebreaking? Da dove vengono? Che cosa fanno? Ma soprattutto perché scrivere un libro che narra le peripezie di una band dell’underground estremo italiano? Queste ed altre mille domande sarebbe lecito porsi dinanzi ad una pubblicazione del genere, ma, una volta intrapresa la lettura, ci si dimentica di tutti questi punti interrogativi e si procede a divorare ogni singola pagina, affascinati dall’ enfasi messa in campo da chi scrive e dall’ accorata dialettica che giunge subito al punto senza troppi giri di parole.

La storia di una band Heavy Metal è quasi sempre un percorso affascinante, se si parla di Rockstars ci si aspetta una vita vissuta tra palchi immensi, belle donne, soldi, fama, eccessi, tutto ciò che rientra nelle competenze di chi ha sfondato, ma accanto a queste storie, poche, ce ne sono infinite di cui ignoriamo l’esistenza, storie ed aneddoti di gruppi nati in un garage, che suonano davanti a dieci persone in locali fatiscenti, che sudano, che pagano per far conoscere il loro nome, non nell’attesa di un contratto milionario, ma per il semplice gusto di suonare.

“Non Siamo Rockstar” è un racconto che viene dalla strada, non ha certo la pretesa di assurgere a “Bibbia” per il metallaro in erba che cerca di scalare le classifiche di mezzo mondo, il suo intento è quello di dipingere senza tanti fronzoli la dura vita on the road, di quanto impegno ci sia dietro ad un’esibizione, degli sforzi sia fisici che economici per far circolare il proprio nome, delle porte chiuse, ma anche di quelle aperte da gestori di locali che pur non pagando cachet da capogiro offrono alle band cene luculliane.

Attraverso la voce dello scrittore Mariano Fontaine viene ripercorsa la storia di un gruppo Metal del Basso Lazio, iniziata in anni in cui internet non era diffuso, non c’erano social network, la condivisione era reale: in ballo c’erano emozioni per chi stava sul palco e chi ascoltava da pochi passi, vengono narrati viaggi epici su e giù per tutto lo stivale, a volte di supporto a bands di grande prestigio, in altri alle prese con festivals underground, mini tour con gruppi altrettanto sconosciuti con i quali si instaurano rapporti di amicizia, un calderone di eventi che rendono pienamente l’idea di cosa significhi non essere una Rockstar.

Il linguaggio non è aulico, anzi è diretto e crudo, come si addice al carattere “rude” di chi vive per la musica estrema, elemento che rende il discorso molto accattivante e fluido e traduce perfettamente in parole ciò che gli occhi di chi sta su un palco vedono.

Saranno molti coloro i quali si identificheranno in queste storie, perché in fondo accomunano tutti i ragazzi che dedicano la loro vita alla musica, senza dare troppa importanza al resto, sacrificando studio, lavoro, sonno, anche pezzi di famiglia che si lasciano lungo il cammino, qui si parla di vita vissuta fino in fondo senza avere troppi rimpianti, guardando avanti senza pensare troppo a cosa ci si lascia alle spalle.

Una lettura consigliata a chi ama davvero l’ Heavy Metal e ne fa una ragione di vita, senza se e senza ma.

Voto recensore
8
Etichetta: Mondo Studio Edizioni

Anno: 2013


Sito Web: https://www.facebook.com/pages/Non-Siamo-Rockstar/472576909457018

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  1. Mariano Fontaine

    Thanks! Gran bella recensione!!!

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