Manitou – Recensione: No Signs Of wisdom

Nonostante le foto promozionali li mostrino con una faccia piuttosto giovane, I Manitou sono attivi da quasi un decennio, e “No Signs Of Wisdom” è già il loro terzo album. Lo stesso Paul Di Anno, che quando riesce a riemergere dal suo stato catatonico ha delle buone intuizioni, li ha fortemente voluti con sé in alcune delle sue nostalgiche date. Non a caso, l’album si apre con un gruppetto di pezzi molto improntati su quello che era lo stile dei Maiden degli anni Ottanta, comunque piacevoli anche se non particolarmente innovativi.

Ci si rende però conto che i Manitou risultano più efficaci quando si discostano dalla loro influenza principale, e mettono in piedi altri pezzi molto più vari; è il caso di “The August Sky”, una suite di oltre 11 minuti, che inizia con una lunga parte strumentale nella quale le chitarre danno il meglio di sé, e prosegue con altrettanta efficacia successivamente. Nonostante il cantato somigli palesemente a quello di Dickinson, in questa circostanza non si avverte perché tutto il resto è molto più espressivo e forte. Impressiona in senso positivo anche il fatto che i Manitou riescano a costruire atmosfere sensibilmente diverse, dall’allegra spensieratezza di “Polluted World” al senso di malinconico stupore nella già citata “The August Sky”, due titoli che tra l’altro farebbero presagire atmosfere del tutto diverse. Da tenere in considerazione.

Voto recensore
7
Etichetta: Metal Heaven / Frontiers

Anno: 2007

Tracklist: 1- In This Indolence
2- Dread Of The Freaks
3- No Signs Of wisodm
4- The End Within
5- Harbringer
6- Polluted World
7- Some Of The Sins Revealed
8- The Loon
9- The August Sky

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