No Less Than All

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7,5

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-

No Less Than All

Sieben

Track Listing

01. Music Is Light

02. Preacher Online

03. I Saw A Face

04. Vonnegut

05. Transmission

06. Shake The Tree

07. Black Dog Day

08. No Ordinary Life

09. He Can Delve In Hearts

10. In A Train

11. No Less Than All

12. Music Is Light Part II (play me

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Matt Howden e il suo violino tornano a scuotere le corde dell’anima. La nuova release dei suoi Sieben, “No Less Than All”, è il perfetto esempio di come il musicista inglese sappia far vibrare lo strumento come se fosse un’estensione del suo corpo, eviscerandone i suoni, intesi tanto in maniera classica quanto moderna, con l’utilizzo delle distorsioni e delle contaminazioni elettroniche. Matt crea un platter che fa proprio il rigore ma anche la dolcezza, sublimando le proprie sensazioni in dodici brani di ottimo spessore. Anche le percussioni giocano un ruolo fondamentale, lo capiamo già in occasione dell’opener “Music Is Light”, ove il violino entra in un secondo tempo e completa un brano inaspettatamente colorato e vivace. Una labile ma sentita allegria che troveremo in “Shake The Tree”, un episodio quasi “bucolico” se vogliamo, che insieme a “In Train” (un pezzo che rende proprio l’idea dei pensieri che si affollano mentre in viaggio, guardiamo dal finestrino di un treno) rappresenta il momento più luminoso. Tuttavia è la severità, unita a una dimessa eleganza, ad essere preponderante. Ne abbiamo certezza all’ascolto di “Precher Online”, ove il violino si rende grave nella sensazione di crescendo, seguita dalla quadrata “I Saw A Face”, che lascia uno spazio maggiore alle percussioni. Un rigore che scopriamo anche in “Black Dog Day”, sinuosa e dai violini trillanti e in “He Can Delve In Hearts”, una canzone dall’incedere lugubre e quasi dissonante. Imprevedibilità sonora dunque, la stessa che ritroviamo nell’ottima “No Ordinary Life”, una traccia vivace e positivamente contraddittoria, con le sue punte di gioia nei tamburi vagamente etnici e la tensione nelle distorsioni dello strumento principe. Citiamo infine la personale rivisitazione di “Transmission” dei Joy Division, resa sorprendentemente “luminosa”, come se gli incubi di Ian Curtis si diradassero per lasciare un breve spazio ai raggi del sole. Nuova dimostrazione di maturità musicale di un artista eclettico e senza confini.

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